Reintegrato Gavillucci, l’arbitro anti-razzismo: «Ora torni in campo»


È un po’ come se la Var avesse revocato un cartellino rosso a un giocatore, espulso ingiustamente. Potrà e dovrà tornare ad arbitrare in serie A Claudio Gavillucci, «dismesso per motivate ragioni tecniche» alla fine della scorsa stagione dall’Associazione italiana arbitri. Lo ha deciso il secondo collegio della Corte federale d’appello della Figc, che ha riammesso il 39enne direttore di gara di Latina «annullando il provvedimento con il quale l’Aia ha disposto la dismissione». Poche parole che hanno ribaltato la sentenza di primo grado.

Gavillucci aveva ben 50 presenze in serie A e soprattutto si era distinto per aver applicato il regolamento il 13 maggio 2018, quando sospese per tre minuti Sampdoria-Napoli per cori di discriminazione territoriale dei tifosi blucerchiati contro i partenopei. Quell’episodio poteva diventare uno spot, ma non si è colta la difficoltà di una scelta simile: si è preferito dismettere l’arbitro (con motivazioni tecniche che la sentenza della Corte ha bocciato), invece di premiarlo. Un coraggio mancato a Paolo Mazzoleni in Inter-Napoli, nonostante i tre richiami dello speaker per i cori razzisti a Koulibaly. Un comportamento censurato anche da Uefa e Fifpro (l’assocalciatori internazionale), che parlarono di «protocollo anti-razzismo non rispettato». Gavillucci era stato dismesso per ragioni tecniche, perché ultimo nella classifica di rendimento degli arbitri. Una decisione inusuale dell’Aia, che di solito pensiona i direttori di serie A a 45 anni. L’Associazione italiana arbitri però ha già detto che ricorrerà. «In attesa di conoscere le motivazioni l’Aia non può che esprimere rispetto verso la decisione della Corte d’appello, pur non condividendola, e riservandosi ogni impugnazione», ha fatto presente il presidente Marcello Nicchi.

L’annunciato ricorso dell’Aia è intempestivo, soprattutto non conoscendo le motivazioni della sentenza, attese a giorni. L’Aia poi è una componente della stessa Federcalcio che ha giudicato in favore di Gavillucci: è un po’ come se l’Associazione arbitri fosse un bimbo in grembo alla mamma (Figc). Ricorrere ora al Collegio di garanzia del Coni, organo terzo e istituzione (di norma) deputata a difendere i soggetti più deboli, suonerebbe quasi come un accanimento.

«Gavillucci deve tornare ad arbitrare, ma non so se glielo permetteranno», sottolinea Gianluca Ciotti, avvocato del fischietto di Latina. «Grazie a Gavillucci — sottolinea Ciotti — tutti gli arbitri hanno ora la possibilità di conoscere le valutazioni espresse su di loro e la posizione occupata in classifica». Votazioni e graduatorie interne sono sempre state segrete, ma da quest’anno su sollecitazione del designatore Nicola Rizzoli sono pubbliche. Attualmente all’ultimo posto c’è l’arbitro Manganiello, penultimo Pairetto. Gavillucci attende entro lunedì la reintegrazione dell’Aia, se arriverà potrà essere convocato con gli altri arbitri e tornare a disposizione di Rizzoli. Se l’Aia si opporrà si andrà avanti per vie legali. Di certo l’idea di «espellere» l’arbitro anti-razzismo non è stata lungimirante. Però forse ha ragione Koulibaly (espulso pure lui, ma da Mazzoleni) quando dice: «In Francia non ho mai avuto problemi di razzismo sui campi, sono più avanti su questo». Rispetto all’Italia di sicuro.

24 gennaio 2019 (modifica il 24 gennaio 2019 | 22:31)

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