Refurbed, sbarca in Italia la startup del riuso hi-tech –


CHE il mercato degli smartphone e di altri gadget sia supersaturo non è una novità. In attesa del 5G, cioè del lancio commerciale delle reti ultraveloci, e di qualche novità sostanziale in termini estetici – il 2019 sarà l’anno dei pieghevoli, nel giro del prossimo mese se ne vedranno molti modelli, da Huawei a Samsung passando per Xiaomi – i dati sembrano inequivocabili. Gli smartphone prodotti nel primo trimestre dell’anno, stando alle stime firmate da Credit Suisse, saranno circa 289 milioni, un crollo del 19% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un salto nel tempo più o meno sulle soglie del 2013, quando però il mercato era al contrario in forte espansione. L’ultimo trimestre del 2018 dovrebbe invece essersi concluso intorno ai 357 milioni di pezzi consegnati, in calo del 3% su base annua.
 
•Ricondizionati: riuso e risparmio
Ma da cosa dipende questo cambiamento di atteggiamenti d’uso da parte dei consumatori? Da molti elementi. Ma anche dal fatto, per esempio, che gli smartphone durano di più (lo stesso Tim Cook aveva alluso alla campagna di sostituzione agevolata delle batterie degli iPhone come una causa di un meno frequente rimpiazzo dei dispositivi) e alla diffusione, sempre più massiccia, del mercato dei rigenerati o ricondizionati. Gadget di ogni tipo, dagli smartphone ai pc passando per i monitor, usati, completamente analizzati e rimessi a nuovo e quindi riportati allo stato simile a quello iniziale. Alla fine, rivenduti a prezzi molto più bassi. Con difetti minimi o, quasi sempre, inesistenti. Si risparmia spesso fino al 40%, si ottiene un anno di garanzia e ci si mette in tasca un prodotto di alta fascia al prezzo di uno di fascia media. Con buona pace di chi vorrebbe spingerci a sostituire un telefono ogni 18 mesi, magari giocando un po’ troppo sull’obsolescenza programmata.
 
•Refurbed, dall’Austria all’Italia
Lo fanno molte aziende in casa, come Apple, che oltre tutto è da sempre è attentissima all’aspetto ambientale, col programma dei prodotti ricondizionati certificati. Lo fanno diverse grandi piattaforme come Amazon con la sua immensa Warehouse, la sezione della piattaforma dedicata ai prodotti usati e venduti come nuovi a prezzi tagliati. Lo fanno anche alcune catene della grande distribuzione hi-tech come Mediaworld. Esistono ovviamente diverse piattaforme specializzate come Joojea, Trendevice o Back Market. A queste si aggiunge ora Refurbed, uno store di gadget ricondizionati che ha fatto segnare numeri record in Germania, Austria, Polonia e altre parti d’Europa. Fondata da Peter Windischhofer, ex consulente di McKinsey & Company, e Kilian Kaminski, non a caso ex dirigente proprio del Refurbished products program di Amazon, sbarca dunque in Italia una startup dallo spiccato impegno ambientale.
 

Refurbed, sbarca in Italia la startup del riuso hi-tech

Il team di Refurbed

•I prezzi a confronto
Qualche esempio? Su Refurbed (che come slogan sfoggia un significativo “Come nuovo, solo migliore” e dove i prodotti si possono provare per un mese), un iPhone 6 s parte da 253 euro invece che da 439, un Samsung Galaxy S9+ da 569,99 anziché 849 e un iPhone SE da appena 184,22 euro invece di 370. Ancora: un MacBook Pro del 2016 da 13,3 pollici costa da 1.607 euro invece di 2.199, un Dell Latitude E6540 da 15,6 pollici da 522 anziché 699 e un HP EliteBook 8470P con processore i5 da 248 invece che 390.
 
•Obiettivo sostenibilità
“Crediamo che innovazione e sviluppo tecnologico possano vivere in totale armonia con l’ambiente – sostiene Kaminski – la scelta dei dispositivi della piattaforma permette, infatti, non solo di contenere le emissioni di CO2 ma anche di ridurre il volume dei rifiuti elettronici, il tutto senza rinunciare ad estetica, funzionalità e convenienza dei prodotti”. La startup sostiene, inoltre, la riforestazione: collaborando con il partner Eden Reforestation Projects promette infatti di piantare un albero per ogni prodotto venduto in Paesi come Haiti, Madagascar e Nepal.
 
Il tema dei Raee, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, rimane d’altronde drammatico nonostante il rallentamento nella crescita degli smartphone. D’altronde, riguarda ogni tipo di dispositivo: a livello globale vengono prodotti ogni anno circa 50 milioni di tonnellate di cyberimmondizia che, in termini di materiali recuperabili, varrebbero qualcosa come 62,5 miliardi di dollari. Sono apparecchiature di ogni categoria, dai display ai frigoriferi, che quasi sempre finiscono in autentici inferni come la maxidiscarica di Agbogbloshie, alla periferia di Accra, la capitale del Ghana, o quella di Guiyu, in Guangdong, Cina, dove il loro contenuto viene recuperato da eserciti di disperati con metodi a dir poco arcaici e pericolosi per la salute.
 
•Cyber rifiuti: una minaccia globale
Di quei 50 milioni di tonnellate, infatti, sono il 20% viene in qualche modo ricondotto alle procedure legali di smaltimento. Il resto continua ad avvelenare il pianeta in posti come Guiyu o altrove. Proprio al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, è arrivato l’ultimo appello sul tema da parte dell’Onu: sette enti delle Nazioni Unite, sostenuti dal Wef e dal World Business Council for Sustainable Development, hanno infatti chiesto ai potenti del mondo una profonda revisione dell’attuale sistema di gestione dei prodotti elettronici a livello planetario.
 
Ridare vita ai dispositivi elettronici è dunque uno dei modi per combattere l’esplosione dell’elettropattume, chiamiamolo così. Refurbed, e simili piattaforme, entrano proprio in quel terreno d’incrocio fra tecnologia, sostenibilità e perché no, per certi versi proprio geopolitica, puntando sul riuso intelligente: “Abbiamo deciso di sbarcare in Italia come quarto mercato europeo per almeno un paio di buone ragioni – spiega a Repubblica Peter Windischhofer, uno dei due fondatori – la prima è che abbiamo valutato, a partire dai dati, la passione degli italiani per gli smartphone di lusso e per i top di gamma; la seconda è che ne abbiamo constatato anche l’attenzione alla sostenibilità. Ecco perché pensiamo che i nostri prodotti, usati ma come nuovi, siano ideali per questa sensibilità”.
 
In Germania Refurbed muove già un flusso d’affari superiore a Back Market, che invece è un concorrente che non preoccupa Windischhofer per quanto riguarda l’Italia: “In fondo il mercato degli smartphone ha toccato la saturazione per due motivi – aggiunge il manager – il primo è che le differenze tecniche fra gli ultimi modelli delle diverse aziende non sono così elevate. Fra l’uno e l’altro di sei mesi dopo si mantiene comunque una grande velocità, una buona qualità della fotocamera e così via. Non c’è ragione per sostituirli. Il secondo è che le persone cominciano a non aver più voglia di sprecare ma vogliono riciclare. I ricondizionati sono in questo senso il massimo possibile: sembrano nuovi ma costano meno”.
 
•Un mercato in crescita
Le prospettive del giro d’affari del settore sono d’altronde importanti: “Il mercato dei rigenerati raddoppia a velocità incredibili – sostiene il fondatore di Refurbed – per il 2020 prevediamo un valore in Europa da 10 miliardi di euro. Basti pensare che solo nel 2017 erano cinque. Il nostro obiettivo per l’Italia, nel giro del prossimo anno, è attrarre almeno 10mila clienti e farci conoscere da un milione di consumatori”.
 
Curiosa anche la posizione dei fondatori sui programmi dei grandi negozi digitali come Amazon: “Il mio cofondatore ha lasciato proprio una posizione in Amazon come responsabile del programma dei ricondizionati – spiega Windischhofer – perché si era reso conto che la piattaforma non aveva alcun interesse a investire sui gadget di quel tipo. La strategia è fare in modo che le persone trovino tutto quel che cercano su internet, compresi i prodotti usati, ma l’obiettivo finale è in realtà condurle a comprare il prodotto nuovo, non il ricondizionato su cui hanno molto meno margine di ricavo”.
 
Tornando all’Italia, il consorzio Ecodom ha da poco comunicato di aver recuperato nel corso del 2018 105.516 tonnellate di raee provenienti dalle abitazioni private. Tanto per capire le materie prime seconde che ci perdiamo per strada, il consorzio ha ottenuto da quei rifiuti 62.758 tonnellate di ferro, 1.951 tonnellate di alluminio, 2.098 tonnellate di rame, e 10.882 tonnellate di plastica. Il tutto senza contare il tema, ancora più delicato, delle cosiddette “terre rare”, metalli come lantanio o ittrio da cui dipendono interi settori come quello elettronico, militare e aerospaziale. Diciassette elementi fondamentali per costruire smartphone e altre categorie di prodotti intorno ai quali sono in corse veri conflitti geopolitici, con la Cina in prima fila. “In fondo – conclude il fondatore di Refurbed – uno dei pochi modi che abbiamo come consumatori per intervenire su queste situazioni è pensare di più e meglio a come utilizziamo i dispositivi elettronici. Comprarne uno rigenerato è un modo per allungargli la vita ed evitargli la discarica”.


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