Quel vescovo cattolico sequestrato dalla polizia cinese –


La polizia cinese ha sequestrato un vescovo cattolico riconosciuto dal Vaticano, ma non dalla Repubblica popolare. Questo, almeno, è quanto si legge da qualche giorno a questa parte su AsiaNews.

La notizia sarebbe passata sinora in sordina nonostante la stipulazione di un ‘”accordo provvisorio” tra Santa Sede ed esecutivo della nazione asiatica, quello che avrebbe dovuto normalizzare le relazioni tra le due istituzioni e consentire ai cattolici di riconciliarsi pienamente con l’autorità politica, disponendo soprattutto sulle procedure per la nomina dei vescovi.

Papa Francesco, sulla base del patto stilato di recente, potrà scegliere i presuli e istituire nuove diocesi. La Conferenza episcopale del ‘dragone’, però, avrà la facoltà di consigliare dei nominativi al pontefice della Chiesa cattolica, che manterrà una sorta di diritto di veto. Negli ambienti vaticani, alcuni hanno esaltato la positività di questo accordo, altri, come il cardinale Zen, hanno segnalato la sussistenza di effetti negativi: subalternità al partito comunista e pericolo di persecuzione. In seguito alla ratifica dell’intesa, due vescovi cinesi, per la prima volta nella storia, hanno preso parte a un Sinodo svoltosi in Vaticano. Vale la pena sottolineare che anche i predecessori di Bergoglio hanno sostenuto la necessità di individuare una soluzione diplomatica.

A monsignor Pietro Shao Zumin, invece, è stata inibita la presenza nella diocesi in cui è incaricato per un periodo di 10 – 15 giorni. Shao è un membro della “Chiesa sotterranea”, quella esterna all’Associazione cattolica patriottica, che è ritenuta ufficiale dalla Repubblica popolare. Ma a quali provvedimenti andrà incontro il consacrato? Stando sempre a quanto riportato dall’agenzia, il vescovo sarà costretto a quella che verrebbe chiamata “vacanza”, all’interno della quale dovrebbe essere sottoposto a un’opera d’indottrinamento. Wenzhou dovrà fare a meno del suo vescovo almeno fino alla fine di novembre.

Questa notizia sembra riforzare le tesi allarmate di Zen, che da mesi usa ribadire la sua contrarietà. L’ex arcivescovo di Hong Kong, secondo quando trapelato in queste ultime ore, avrebbe inoltrato una lettera al pontefice argentino, sottolineando per l’ennesima volta gli effetti disastrosi di questo accordo provvisorio.


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