Quei corpo a corpo che la Juve soffre: Gasperini prepara l’agguato a Madama


Dopo il movimentato 2-2 di Santo Stefano contro la Juve, Gian Piero Gasperini, tecnico dell’Atalanta, ha risposto un po’ accigliato a chi cercava delle analogie tra quella gara e quella contro il Genoa, ovvero le uniche due partite che i bianconeri non sono riusciti a vincere in campionato. Per Gasp, l’1-1 rossoblu allo Stadium era stato un risultato abbastanza estemporaneo: la sola squadra che ha rischiato di battere la Juve è stata la sua.

Impossibile dargli torto, anche perché non era la prima volta che l’ex allenatore delle giovanili juventine metteva in difficoltà la casa madre. Peccato però che la Juve sia anche l’unica delle grandi che l’Atalanta di Gasperini non è mai riuscita a battere («Farcela sarebbe un premio» ammette il tecnico). E che i bergamaschi non vincano dal 2004 contro Madama, proprio in Coppa Italia. A suo modo, è un simbolo di questi anni in bianco e nero: l’agguato al potere può portare applausi e attestati di stima, ma poco di più.

Mercoledì sera (20.45, Raiuno) però c’è un altro giro di giostra, una partita senza paracadute. Una di quelle a cui la Juventus è comunque abituata. L’Atalanta meno. E Massimiliano Allegri lo sottolinea, dopo aver elogiato l’avversario per la sua capacità di giocare corpo a corpo: «L’Atalanta a livello fisico è una delle poche che riesce a stare al nostro livello — osserva Max — ma stavolta è diverso dalla partita di campionato. Ci sarà più pressione e queste partite le vince chi fa meno errori».

Un mese fa, la posizione più arretrata del Papu Gomez e la strapotenza di Zapata misero in difficoltà la Juve in 10 per l’espulsione di Bentancur a inizio ripresa e sorpassata dopo il vantaggio iniziale. Ma quella era una squadra «deronaldizzata» per la prima volta in Italia. E pure senza Pjanic. L’ingresso di entrambi portò al 2-2 finale, con gol di testa di Cristiano, che oggi dovrebbe partire dall’inizio, così come il regista bosniaco, al rientro. Perché la Juve ci tiene moltissimo ad andare avanti (gioca Szczesny in porta e non Perin, anche questo è un segnale), in un torneo che vince da quattro anni di fila e in cui non prende gol da 7 partite. Se diventeranno 8, sarà un altro record. Da aggiungere agli altri che questa squadra sta (ri)scrivendo, settimana dopo settimana.

Ma in quel caso non fate cenno ad Allegri di un possibile «triplete». Perché l’approccio alla Champions sembra innervosire il tecnico: «Sento sempre parlare di Madrid. Non c’è scritto da nessuna parte che la Juventus è la mega favorita contro l’Atletico, si parla come se la Juve dovesse aspettare solo l’1 giugno per vincere la Champions. Questa è una roba da folli e si vive la Champions in un modo che non va bene. Come gli altri trofei è un obiettivo da portare a casa, poi se saremo bravi e fortunati andremo avanti. Ma la Champions va giocata, senza pensarci tutti i giorni». Per concentrarsi anche su altro, non c’è niente di meglio che andare avanti in Coppa Italia e affrontare la vincente di Fiorentina e Roma: la prima semifinale si giocherebbe a fine febbraio, proprio tra l’andata e il ritorno della sfida di Madrid. Prima di riempire l’agenda però c’è un corpo a corpo da vincere.

29 gennaio 2019 (modifica il 29 gennaio 2019 | 23:10)

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