quattro anni senza un’udienza –


L’ultima mail ricevuta dai piani alti della Corte di appello di
Napoli lascia poco spazio alla fantasia: ci sono 15mila nuovi
processi da smaltire – la chiamano «sopravvenienza» -,
un dato destinato ad entrare nella relazione di gennaio in vista
dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Pochi giorni fa,
dunque, l’ultima stima: 15mila processi in Appello, tra cui
molti «maxi» dibattimenti, roba di cinquanta imputati
alla volta. Un’emergenza tutta napoletana, destinata a
congelare in una sorta di limbo giudiziario vicende che attendono
da anni una definizione in appello. Parliamo anche di casi
eclatanti, spesso culminati in condanne esemplari in primo grado,
che restano immobili, fino a sparire quasi completamente dalla
memoria collettiva. Storie finite in uno scaffale virtuale
destinato ad ingrossarsi alla luce della pec che riassume la cifra
dell’ultima sopravvenienza.

Qualche esempio, tra i più eclatanti, solo per fare luce su
un fenomeno tutto napoletano. Anno 2014, si chiude in Tribunale
un’inchiesta rumorosa e complessa, quella sulla devastazione di
Pianura, durante l’emergenza dei rifiuti nella zona di Contrada
Pisani. Devastazione organizzata, grazie a un patto tra politica e
hooligans da stadio, secondo quanto emerge dalla lettura del
dispositivo pronunciato dal Tribunale.

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Lunedì 29 Ottobre 2018, 07:00
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