Psg-Napoli 2-2: i francesi la riacciuffano al 93esimo


«Sogniamo più grande» c’è scritto nella pancia del Parco dei Principi. Al Napoli è piaciuta l’idea: è la squadra di Ancelotti (e non è un modo di dire: l’impronta e, ancora di più, lo spirito di Carlo ha ormai pervaso gli azzurri), che esce esaltata nella personalità e rafforzata nelle ambizioni da questo pareggio all’ultimo secondo in casa del Psg stellare.

Se si riesce ad andare oltre il senso di beffa per il gol preso nel 3’ di recupero dal sinistro a giro di Di Maria (fin lì decisamente spento), resta tanto al Napoli per cui consolarsi. Perché per lunghissimi tratti l’organizzazione ha tenuto a bada il talento; la capacità di applicarsi e di aiutarsi (i raddoppi continui, le sovrapposizioni) ha prevalso sul caos creativo che Tuchel ha scelto (ha scelto?) per esporre tutta l’argenteria Mbappè, Cavani, Neymar e compagnia cantante; l’equilibrio ha fatto sembrare eccessivo lo squilibrio dei francesi fatto di picchi altissimi, ma anche di spazi enormi lasciati in difesa. Così, il Napoli passa con voti brillanti l’esame di maturità. Il Psg parte a razzo e i primi dieci minuti bisogna prendere le misure: ma tra un Neymar e un Cavani che si danno fastidio (in avvio entrambi vanno sullo stesso pallone: ne esce una botta per il brasiliano e un tiro molle), un Mbappè che è devastante ma non trova la porta oppure trova Ospina (28’ p.t.), le danze comincia a condurle il Napoli prendendo il controllo del centrocampo (si conta un’azione con 21 tocchi di fila) e a spiccare il volo Insigne, autore di un gol capolavoro. Davvero bellissimo il pallonetto con cui supera Areola, su lancio di Callejon che buca la difesa.

No, Liverpool non era un caso. Né per il Napoli, che ora (a 5 punti) può davvero sognare il passaggio del turno nel girone della morte, e nemmeno per Lorenzino che ha già lasciato il segno nelle sfide con Real Madrid, Liverpool e, ora, Psg e ha fatto gol in quattro delle ultime cinque gare di Champions. Ecco semmai i rammarichi sono per le occasioni non sfruttate nel primo tempo: quando Mertens colpisce la traversa, o anche dopo con Callejon che conclude con un tiro molle una bella azione, o ancora con Insigne che prova il secondo pallonetto. Nel secondo tempo cambia molto: perché Insigne deve uscire (botta allo sterno), e soprattutto perché Tuchel passa al 3-5-2. Il Psg comincia a sfondare più frequentemente sugli esterni, e poi non si ha una media di 3,7 reti per caso. Anche se l’1-1 lo trova un po’ fortunosamente, quando Mario Rui devia un cross di Meunier nella sua porta. Ma è il periodo della partita che il Napoli soffre di più. D’altronde, impensabile venire qui a Parigi, senza dover anche stringere i denti. Gli uomini di Ancelotti (che sceglie la stessa difesa che ha fermato il Liverpool) sa fare anche questo. Resiste e reagisce, con Mertens che approfitta del pasticcio di Marquinhos e trova un 2-1 decisamente meritato. Fino a quel colpo di genio di Di Maria. Perché il talento lo puoi ingabbiare, ma fino a un certo punto.

24 ottobre 2018 (modifica il 24 ottobre 2018 | 23:24)

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