Prudenza e continuità così Varese prepara lo sgambetto a Milano


È paradossale, per un club con alle spalle una storia di gloria a livello mondiale, che la parola chiave del rilancio della Varese del basket sia «prudenza». «Abbiamo solo messo fieno in cascina per prevenire tempi che potrebbero diventare grami all’improvviso in un campionato che, a parte la dominanza di Milano, è equilibrato e sta alzando la quota salvezza» dice Attilio Caja. Soprannominato «Artiglio», è il coach che ha portato la Openjobmetis al terzo posto in classifica, proseguendo la galoppata della scorsa stagione quando, terminato all’ultimo posto il girone d’andata, realizzò una riscossa-capolavoro conclusasi con l’aggancio dei playoff.Pensare prima di tutto a salvarsi, continuando a tenere i fari spenti pur avendo davanti solo Venezia e Milano, è atteggiamento vagamente snob? No, è solo buon senso, «anche se da qui in poi diventerà necessario chiedersi che cosa si vorrà fare da grandi, partendo dal principio che un certo passato non sarà ripetibile se non con passaggi finanziari nettamente superiori», sottolinea Gianfranco Ponti, figlio dell’ex braccio destro di Giovanni Borghi — alias Mister Ignis — e oggi dirigente della società con la delega sul settore giovanile.

Tornando a Caja, non è un missionario del pessimismo, ma è piuttosto un allenatore pragmatico, di pochi fronzoli e lontano dai proclami iperbolici: «Non vi venderò mai che Gesù Cristo è morto di freddo» è una frase che ama. Non fa sconti a nessun giocatore, dà l’esempio ma esige in contropartita. Spesso è duro («Occorre però intendersi — precisa Toto Bulgheroni, proprietario per oltre 20 anni e oggi nel Cda —: Attilio non attacca mai la persona, cerca solo di far applicare i suoi principi di gioco») e questo è lo zoccolo duro di un lavoro che ha un’etica e un orizzonte.

Ci sono altri valori nella rinascita: la tenacia di un gruppo che in partita non molla mai e la continuità che si sta cercando di dare sia con conferme di lungo periodo (Cain e Tambone) sia con la massima fiducia al coach. «Ma continuità — aggiunge Bulgheroni — deve essere una stella polare pure a livello societario. Il consorzio proprietario del club ha delegato l’operatività a un consiglio nel quale le competenze sono definite». C’è l’area tecnica, c’è quella commerciale («Appena ristrutturata e potenziata”), c’è la realtà della Varese Academy che sta lavorando per creare nel tempo giovani di valore. Oggi Varese dichiara un budget da 4 milioni di euro: la metà rappresenta il costo della squadra. L’ambizione è di aggiungere, per cominciare, almeno un milione, anche per proseguire il cammino già ripreso con profitto a livello delle coppe europee. Andrea Conti, ex giocatore negli anni che portarono al decimo scudetto, da questa stagione è il general manager. È tornato dopo un’esperienza a Cremona e ha le idee chiare sul futuro: «Per consolidarsi, Varese dovrà fare importanti investimenti sulla modernizzazione del palasport». Intanto domenica arriva il derby con Milano: avrà un sapore più vicino a quelli del passato. «Non scherziamo: più che giocare, noi parteciperemo», si schermisce però Caja. Chissà se il suo amico Simone Pianigiani gli crede…

19 dicembre 2018 (modifica il 19 dicembre 2018 | 22:31)

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