Pimco: «Italia a crescita zero nel 2019, aumenta il peso del debito»


«In Italia la crescita economica nel 2019 sarà pari a zero, ma non escludiamo un dato negativo e quindi una lieve recessione”. Le previsioni di Pimco ( Pacific Investment Management Company), uno dei principali gruppi di investimento internazionali, specializzato nel reddito fisso (gruppo Allianza) suonano minacciose per la tenuta dei conti italiani che nonostante la riduzione delle previsioni di crescita per il 2019 avanzate dal governo fa tuttora affidamento su una crescita positiva di circa l’1%. “Rispetto ad altre case di investimento la nostra valutazione è più pessimistica”, precisa Nicola Mai, responsabile della ricerca per l’area europea di Pimco. Da questa visione negativa sulla crescita deriva anche la considerazione che «nel medio termine deficit e debito saliranno» proprio perché «i numeri contenuti nella legge di bilancio sono irrealistici».

La severa valutazione di uno dei maggiori operatori internazionali in Btp italiani non ha tuttavia conseguenze nel breve termine. «Fino a quando non ci sarà una vera rottura degli equilibri manterremo la nostra posizione leggermente sottopesata sui Btp italiani, così come abbiamo fatto ad agosto quando ci fu la prima impennata dello spread», aggiunge Mai. I problemi per la sostenibilità del debito pubblico italiano non sono dunque immediati «anche perché ci vuole del tempo prima che l’innalzamento del livello dello spread vada a impattare il costo complessivo del debito italiano», sottolinea l’economista.

La view macroeconomica di inizio anno di Pimco non è peraltro connotata da previsioni particolarmente pessimistiche a livello globale. “Il rischio politico rimane elevato in tutto il mondo e questo potrebbe spingere l’economia globale verso una recessione. Ma per il momento i valori di crescita nella principali aree del mondo rimangono positive e non 2019 non ci sono rischi di contrazione del sistema economico. Attribuiamo invece una probabilità superiore al 50% all’ipotesi di una recessione entro i prossimi 5 anni», spiega Mai.

A sostenere il tono dei mercati e della crescita sarà soprattutto la probabile moderazione della politica monetaria statunitense e della Banca Centrale europea. «Dopo la recente correzione dei listini Usa e l’allarme destato dal rischio di una politica monetaria troppo restrittiva, pensiamo che la Fed sarà molto cauta nel procedere verso nuovi aumenti dei tassi di interesse e probabilmente il temuto rialzo previsto in marzo non ci sarà. Non escludiamo tuttavia che un ritocco all’insù potrà comunque realizzarsi entro la fine del 2019», avverte Mai. In ogni caso, a giudizio degli economisti di Pimco il ciclo rialzista dei tassi Usa sta già volgendo al termine. «A questo punto è difficile che la Bce decida di aumentare i tassi nel 2019 se la Fed non farà altrettanto. La temuta stretta monetaria collegata alla fine del QE in Europa, potrebbe non realizzarsi mai», conclude.

Gli effetti sulla crescita di una politica monetaria nuovamente (o ancora) accomodante saranno positivi. Negli Stati Uniti è previsto un rallentamento che porterà la crescita del Pil verso il 2%, nell’eurozona l’aumento della ricchezza si collocherà tra l’1 e l’1,5% (con l’eccezione dell’Italia, come abbiamo visto) mentre la crescita del gigante cinese potrebbe scendere sotto il 6%. «Si tratta di scenari non troppo negativi, che accanto alla frenata della velocità di aumento dei tassi di interesse favoriranno l’investimento nel reddito fisso, dove i Bund continueranno ad essere un bene rifugio mentre il rendimento reale, al netto dell’inflazione, dei Treasury Usa arriverà a circa l’1%», conclude Mai.

17 gennaio 2019 (modifica il 17 gennaio 2019 | 10:00)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/economia.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *