Piccolo Schumacher, grandi sogni: Mick studia alla scuola Ferrari


La macchina, certo. Due grandi piloti, senza dubbio. Un team efficiente, assolutamente. Ma tutto questo, per vincere il Mondiale di F1, potrebbe non bastare. Per superare un avversario come la Mercedes bisogna ritrovare qualcosa che gli avversari non hanno e non potranno mai avere. Il cuore Ferrari. L’identità di una macchina che è leggenda. E in ogni leggenda è necessario un eroe, un nome che diventi simbolo, che testimoni come anche l’impossibile possa accadere.

La Ferrari ha costruito il suo mito con il merito e la fortuna e il merito di avere tanti di questi nomi simbolo. L’ultimo, il più luminoso, si chiama Michael Schumacher, sette volte campione del mondo, cinque volte con la Rossa. E proprio partendo dal nome Schumacher la casa di Maranello spera di aprire un nuovo capitolo della sua leggenda. Ecco perché l’approdo del figlio di Michael, Mick, alla Ferrari Drive Academy ha destato tanto scalpore ed ecco anche perché ieri i riflettori dei media di tutto il mondo erano puntati su Maranello.

Mattia Binotto, neo team principal della Ferrari, ha voluto testimoniare questo momento simbolico con una delle sue rare foto in posa, abbracciando il giovane Mick. Ma, a dire il vero, l’importanza del nome Schumacher era stata compresa anche dal predecessore di Binotto, Maurizio Arrivabene, dall’ex numero uno di Fca, Sergio Marchionne.

C’è già chi ipotizza per Mick un futuro simile a quello del neo ferrarista Leclerc. Apprendistato della durata di uno-due anni, prima di sbarcare in F1 al posto di Raikkonen a bordo della Sauber Alfa Romeo. E a quel punto poi il volante della Rossa sarebbe a un passo.

Attenzione però. La Ferrari sa che il nome non basta. Ecco perché ha offerto a Mick non direttamente una macchina, ma un luogo per confrontarsi con i giovani piloti più promettenti, emergere tra di loro per poi un giorno potersi confrontare con coetanei che fuoriclasse già lo sono (un nome su tutti Max Verstappen).

A Maranello Mick avrà come amici avversari talenti purissimi come i «figli e nipoti d’arte» Giuliano Alesi ed Enzo Fittipaldi e promesse dell’automobilismo come Callum Ilott, Marcus Armstrong e Robert Shwartzman.

A Mick è già arrivato il pieno sostegno di Sebastian Vettel: «Michael ci manca, ma sono sicuro che sarebbe orgoglioso di vedere suo figlio – ha spiegato il ferrarista che con Michael guidò nella Race of Champions del 2009, quando era un pilota dalle belle speranze: «Ricordo quando feci la mia prima apparizione qui e come guardavo Michael. Ora sono un po’ più grande e faccio squadra con Mick».

Nell’agosto del 1982 nel Gp di Germania in uno dei momenti più bui della sua storia (la scuderia di Maranello aveva perso in maggio per sempre Gilles Villeneuve e il suo pilota di punta Didier Pironi aveva avuto un gravissimo incidente in qualifica che gli precluderà da allora in poi la F1) Tambay trionfò a sorpresa con la Ferrari sul circuito di Hockenheim.

Allora un giornale italiano titolò semplicemente: «Ferrari sempre Ferrari». In quelle parole c’era tutto. Non solo il peso di una storia quanto piuttosto il profilo di un mito. Ecco, lo stesso peso grava ora sulle spalle di Mick. Potrà liberarsene solo quando un giorno, forse, i giornali scriveranno: «Schumacher sempre Schumacher».

22 gennaio 2019 (modifica il 22 gennaio 2019 | 22:49)

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