Per Noyb i giganti dello streaming non rispettano il Gdpr –


Noyb Apple Music

Noyb, Centro europeo per i diritti digitali, è un’associazione no-profit fondata dall’avvocato e attivista della privacy austriaco Max Schrems.

L’attività di Noyb si concentra principalmente sulle questioni legate alle violazioni della privacy in ambito europeo. Attività a cui l’entrata in vigore del Gdpr (General Data Protection Regulation) ha fornito nuovi strumenti per un’azione efficace.

Secondo Noyb, l’ambito d’azione delle authority di protezione dei dati personali è limitato per una serie di motivi. Tra cui ragioni politiche, legali, operative e altro. L’associazione  comuniva di non aver intenzione di sostituirsi né di scavalcare tali authority.

Piuttosto Noyb intende portare all’attenzione delle autorità e delle istituzioni europee eventuali violazioni del Gdpr da parte di grandi aziende e corporation e di vigilare sulla rigorosa applicazione della legislazione sulla privacy in Europa.

Noyb in difesa della privacy

Noyb ha eseguito dei test dai quali emergerebbe come i giganti dei servizi di streaming online violino strutturalmente il diritto di accesso ai dati degli utenti.

L’associazione ha individuato forme diverse di violazioni dell’articolo 15 del GDPR da parte di varie società, tra cui Amazon, Apple, Dazn, Spotify e Netflix.

A seguito di questi test Noyb ha presentato ben dieci reclami strategici contro otto società. Nessuna di queste società garantirebbe il pieno rispetto delle norme. Pertanto Noyb ha deciso di presentare un reclamo formale alle autorità competenti per la protezione dei dati.

Secondo Max Schrems, fondatore e direttore di Noyb, tutti i più grandi fornitori di servizi di streaming online hanno persino messo in atto quella che l’associazione definisce una “violazione strutturale” della legge.

Cosa si intende per violazione strutturale? Molte piccole società, spiega Noyb, rispondono manualmente alle richieste di accesso ai dati personali. Invece, i giganti dei servizi di streaming online, come YouTube, Apple, Spotify o Amazon, utilizzano sistemi automatizzati. Questi dovrebbero garantire agli utenti l’accesso alle informazioni desiderate.

Invece, secondo Noyb, alla prova dei fatti questi sistemi non fornirebbero i dati che gli utenti avrebbero diritto di avere.

Dati personali

Max Schrems ha dichiarato quanto segue. “Molti servizi hanno introdotto sistemi automatizzati per rispondere alle richieste di accesso, ma molto spesso non hanno fornito i dati che ogni utente aveva il diritto di ottenere. Nella maggior parte dei casi gli utenti hanno ricevuto solamente i dati grezzi ma, per esempio, non hanno ricevuto informazioni riguardo i soggetti a cui i loro dati sono stati trasferiti. Questo comporta una violazione strutturale del diritto degli utenti perché questi sistemi automatizzati sono stati pensati per non rivelare le informazioni più importanti”.

Nello specifico, l’associazione evidenzia che Dazn e SoundCloud hanno semplicemente ignorato le richieste. Tutte le altre società di servizi streaming hanno quanto meno fornito un riscontro alla richiesta esercitata dagli utenti.

Però le informazioni inoltrate si sono rivelate lacunose, non comprensibili e carenti nel fornire informazioni di base. Informazioni quali l’origine e i destinatari dei dati o il periodo di conservazione dei dati medesimi.

In molti casi, prosegue Noyb, i dati grezzi erano in formati che hanno reso estremamente difficile, se non impossibile, la comprensione delle informazioni. In altri casi, certi tipi di dati grezzi non sono stati forniti.

Pertanto, su mandato di dieci soggetti interessati, Noyb ha presentato reclami formali contro otto società all’Autorità Austriaca per la Protezione dei Dati.

Maggiori informazioni su Noyb, sui reclami presentati e sulle altre attività sono disponibili sul sito dell’associazione, a questo link.


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