Pedaggi autostradali, stop ai rincari Il pressing del governo sui gestori


C’è ottimismo al ministero delle Infrastrutture sulla possibilità di congelare se non tutti, almeno gran parte degli aumenti tariffari chiesti dalle società che gestiscono le autostrade per il 2019. La decisione del ministro Danilo Toninelli e del suo collega dell’Economia, Giovanni Tria, è attesa entro la fine dell’anno, ma nel governo c’è fiducia sulla possibilità di sterilizzare gli aumenti. Compresi quelli chiesti da Autostrade per l’Italia e quelli della Strada dei Parchi, che gestisce A24 e A25 tra Roma e l’Abruzzo, con la quale è in corso un braccio di ferro da lungo tempo.

Milano-Serravalle rinuncia

Oltre ai margini di intervento previsti dalle concessioni il governo, pressato da sindaci e governatori regionali, sta comunque mettendo in campo anche una forte «moral suasion» sui gestori, e qualche effetto si vede. Ieri la Milano-Serravalle, che gestisce la A7 e le tre tangenziali milanesi, ha annunciato la sospensione dell’adeguamento tariffario per tutto gennaio. «In quanto azienda a prevalente partecipazione pubblica» dice il concessionario «abbiamo stabilito di sottoporre la questione al consiglio di amministrazione dopo un opportuno confronto con gli azionisti».

I rincari in vista

I rincari chiesti dai gestori, secondo indiscrezioni, oscillano tra il 6,3% della Rav, società di Aspi che gestisce le autostrade valdostane, al 5,6% per A24 e A25, all’1,8% per la Tangenziale di Napoli, all’1,1% per l’autostrada Tirrenica, sempre di Aspi, che avrebbe chiesto per la sua rete principale un adeguamento dei pedaggi per il 2019 dello 0,8%. Per alcune tratte, spiegano al ministero delle Infrastrutture, si arriverà a «ritocchi minimi», ma i gestori avrebbero comunque accettato una valutazione più puntuale (una volta l’anno, invece che ogni cinque anni) del rapporto tra tariffe, andamento dei prezzi e investimenti.

Il caso A24-A25

Tra gli aumenti più consistenti e controversi ci sono quelli chiesti dal gruppo Toto, gestore dell’Autostrada dei Parchi in Abruzzo, che attraversa una zona montuosa e soprattutto altamente sismica, e deve affrontare anche investimenti per la sicurezza. La diatriba col governo sugli investimenti e le tariffe si trascina da anni. In ballo c’è un incremento dei pedaggi di ben il 19%: c’è stato un aumento del 12,8% a gennaio dell’anno scorso, che poi è stato sospeso da ottobre a fine anno, mentre da gennaio 2019 scatterebbe un nuovo rincaro del 5,6%.

Trattativa sospesa

Il negoziato in corso tra Anas, ministero e società, finora non ha dato frutti, anche se un’intesa era apparsa vicina. La società ha chiesto di posticipare di dieci anni, al 2028, le rate dovute allo Stato nel prossimo biennio per la concessione, pari a 112 milioni di euro, e di compensare così i mancati aumenti. Il ministero avrebbe dato via libera, ma tutto si è bloccato di nuovo, dice il gruppo Toto, perché l’Anas pretende un interesse del 6% annuo, invece del tasso legale (0,8% per il 2019). Già in passato la SdP aveva ottenuto il differimento di altre due rate per finanziare parte degli interventi urgenti di manutenzione.

I sindaci manifestano

Molti sindaci abruzzesi, intanto, restano sul piede di guerra. Ieri hanno replicato al ministro Toninelli, che li aveva accusati di aver taciuto con i governi precedenti, chiedendogli di prendersi le sue responsabilità e di passare dalle parole ai fatti. Nell’attesa, stanno organizzando una manifestazione per domani, alle 9, al casello dell’Aquila Ovest dell’A24.

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29 dicembre 2018 (modifica il 30 dicembre 2018 | 08:41)

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