Passione e formazione, istruzioni per un giovane


Regola numero uno: fuggire da ogni generalizzazione, da ogni luogo comune. Il mercato del lavoro quanto di pi magmatico esista. Dunque non partire con idee preconcette. Tipo: sono nato al Sud, non trover mai un lavoro decente; sono laureato in Filosofia, per me non c’e spazio; sono figlio di operai non potr fare il notaio. In queste convinzioni c’ del vero, negarlo sarebbe stupido, ma la cosa peggiore che un giovane possa fare chiudersi in questi recinti mentali.

Il lavoro non ti viene a cercare

La regola numero due, infatti, : cogli le opportunit. Il lavoro non ti viene a cercare, sopratutto quello che ti interessa, che corrisponde alle tue passioni, talvolta ai tuoi sogni. Sei tu che lo devi andare a cercare. Ostinatamente. Vicino casa o lontano. Non teoria. Guardatevi intorno. Ciascuno di noi ha incontrato, almeno una volta nella vita, una persona realizzata sul lavoro. Felice, o almeno abbastanza felice, di fare quello che fa. Mettiamo da parte per un attimo quelli che hanno ricevuto in eredit il lavoro senza muovere un dito (uno studio professionale, un esercizio commerciale avviato, un’impresa di successo) che poi non sempre sono cos felici. Chi ci appare davvero realizzato sul lavoro spesso uno che si fatto da s, con tenacia. La perseveranza di cui parla Coolidge, nella citazione in questa stessa pagina.

Italiani, popolo di imprenditori

Spesso all’inizio ha fatto molti sacrifici, si scontrato con l’ostilit della famiglia, inciampato varie volte. Ma non ha desistito. E non sono solo coloro che hanno coronato sogni di nicchia come fare l’artista, l’attore, il cantante. Ma anche tanti che hanno avviato da zero la loro attivit, professionale, commerciale, imprenditoriale e l’hanno migliorata, ingrandita, estesa talvolta fuori dai confini nazionali. Gli italiani sono un popolo di imprenditori, nonostante i mille ostacoli che le leggi e la burocrazia mettono davanti a chi voglia aprire ed espandere un’attivit. Cos se da un lato su un totale di 23,3 milioni di occupati in Italia ben 5,3 milioni, cio quasi uno su quattro, sono lavoratori indipendenti, dall’altro lato, successo che dal 2007 ad oggi le persone che svolgono un lavoro autonomo sono calate di quasi 700 mila. La crisi ha falcidiato commercianti, professionisti, piccole imprese perch, quando le cose vanno male, i primi a pagare sono i lavori meno garantiti. Qui poi ci si messa anche la globalizzazione e la rivoluzione tecnologica. Basti pensare, per esempio, all’invasione delle multinazionali della grande distribuzione e al commercio on line, fenomeni che hanno entrambi costretto alla chiusura tante piccole attivit.

Le regole per aprire una start up

Regola tre, quindi: conoscere il contesto. Inseguire le proprie passioni, certo, ma, non complicarsi inutilmente la vita. Ci sono dei lavori destinati all’estinzione e altri a un grande sviluppo. Bisogna saperlo. E cos se proprio il mio sogno aprire un negozietto e poi si vedr, cercher di proporre qualcosa che non si trovi nel vicino supermercato o facilmente in rete. E magari abbiner la vendita con dei servizi personalizzati per il consumatore che non pu essere il passante generico ma deve diventare il cliente affezionato. Oppure, se la mia formazione pi avanzata e i miei interessi concentrati sulla rete posso tentare un start up, fisica oppure on line o tutte e due le cose insieme. Dai servizi offerti al turista (dal deposito bagagli per chi fa una visita lampo in citt alla guida ad personam) alle app per la gestione del traffico o la pianificazione del tempo libero gli esempi sono innumerevoli. In tutti questi casi, poi, conoscere il contesto significa informarsi sui tanti incentivi europei, nazionali, regionali, comunali a disposizione di chi voglia intraprendere.

Il lavoro stabile

Ma c’ anche chi avverso al rischio e vuole una vita pi tranquilla, insegue un lavoro stabile e sogna di far carriera al riparo delle tutele e garanzie offerte da un datore di lavoro, privato o, ancora di pi, pubblico. Diciamolo subito: il posto fisso come c’era una volta non esiste pi, almeno nel settore privato. E non solo e non tanto perch l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori stato cancellato e oggi al massimo si pu essere assunti con un contratto di lavoro a tutele crescenti, il che significa che si pu essere licenziati anche ingiustamente (tranne le discriminazioni) basta che l’azienda versi al lavoratore una somma a titolo di indennizzo. Ma il posto fisso non esiste pi sopratutto perch i lavori cambiano con pi frequenza di prima per via delle trasformazioni tecnologiche. Resiste, come una roccaforte inespugnabile, il pubblico impiego, che oggi arruola, comprese le forze dell’ordine, circa 3,2 milioni di lavoratori. Qui l’articolo 18 ancora c’. In cambio, per, le progressioni di carriera sono pi ingessate. Vedersi riconosciuto il merito pi difficile, ottenere una retribuzione legata ad esso quasi impossibile. Non che il settore privato sia rose e fiori, ma certamente la situazione pi dinamica. Comunque sia, per chi aspira al posto pubblico, magari con nobili intenzioni (pensiamo solo a come l’insegnamento, l’assistenza sanitaria, l’amministrazione della giustizia possano essere vissute come delle missioni che danno un senso alla vita) i prossimi anni sono da cogliere al volo. Non solo fra il 2019 e il 2021 andranno in pensione circa 450 mila dipendenti pubblici, e il governo ha annunciato che intende sostituirli tutti, ma con quota 100, il sistema di prepensionamento che dovrebbe scattare l’anno prossimo, altre decine di migliaia se ne aggiungeranno. Pronti quindi a concorsi e concorsoni. La legge di Bilancio gi prevede circa 20 mila assunzioni nello Stato nel 2019 e altre ne seguiranno negli enti locali.

Importante continuare la formazione e mai svendere la dignit

Infine le ultime due regole, per non perdere mai la bussola. La quarta: non smettere mai di formarsi, sia che si faccia il portiere d’albergo (perch dalla pensione di periferia si pu salire fino al 5 stelle di lusso) sia che si abbia una posizione manageriale (perch a perderla basta poco). La quinta: non svendere la propria dignit. Chi vi chiede di lavorare gratis o in nero vi sta sfruttando. In cambio di cosa per voi? Non ne vale la pena. Guardatevi intorno. Con caparbiet, con perseveranza. Ci deve essere un luogo e un datore di lavoro che possa offrirvi di pi. Magari dovete spostarvi, studiare, fare i salti mortali per arrivare a fine mese. Ma se un lavoro regolare meglio. Certo, tornando al contesto: sappiate che in dieci anni i lavoratori a termine sono passati da 2,2 a 3,2 milioni. Una crescita inarrestabile. I primi contratti saranno sempre temporanei, spesso ripetuti. Non considerate mai questa una condizione normale (ci sono pur sempre 17,8 milioni di dipendenti a tempo indeterminato), a meno che non l’abbiate scelta voi. Fuori da questi casi sarebbe una trappola. Una forma nuova e moderna di sfruttamento. Per evitarla le leggi servono a poco (cos come le leggi non creano i posti di lavoro, se non quelli finti). Molto di pi conta investire su se stessi, guardarsi intorno, cogliere le opportunit, voler migliorare. Sempre. Con perseveranza, appunto.

28 novembre 2018 (modifica il 28 novembre 2018 | 17:40)

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