Parola dei giovani millennials: «La vita dei manager? Troppo dura»


Devono motivare i collaboratori, prendere decisioni e risolvere i problemi, infine pianificare l’attivit dell’azienda. Sono questi i principali compiti di un manager, insieme alla gestione di un network di relazioni e allo sviluppo di nuove idee. Certo, fanno una bella carriera e guadagnano anche molto, ma non hanno un buon bilanciamento tra la vita lavorativa e quella privata, almeno per come li vedono i Millennials. A dire la loro opinione sui numeri uno delle imprese italiane sono i giovani nati tra il 1980 e il 1997. Un’ampia fascia di popolazione a sua volta suddivisa in Adult millennials (nati dal 1980 al 1991) che hanno terminato il ciclo di studi e sono gi nel mondo del lavoro ed Early millennials (1992-1997) molti dei quali ancora in formazione. Li ha interpellati l’universit Iulm di Milano attraverso una ricerca che aveva l’obiettivo di capire qual la loro percezione rispetto a una categoria di professionisti spesso associata a immagini di potere e alti guadagni.

Ai giovani abbiamo chiesto di esprimere un parere secondo attivit, attributi e requisiti che abbiamo diviso in due aree, i tratti della testa e i tratti del cuore, spiega la professoressa Stefania Romenti, che in Iulm guida il Centro di ricerca per la comunicazione strategica (Cecoms). A volere la ricerca stata Manageritalia, la federazione che raccoglie 33 mila professionisti in tutto il Paese (19 mila solo in Lombardia) ed guidata dal presidente Roberto Beccari. Per la ricerca sono stati intervistati 2.417 giovani. Hanno prevalso i tratti della testa, con aspetti come l’apertura mentale che guadagna 4,68 punti (su una scala da 1 a 5), saper tenere i nervi saldi (4,64) e avere fiducia in se stessi (4,59). In fondo alla classifica, a parere dei Millennials, sono finiti i tratti del cuore, come l’idealismo (3,80), la spontaneit (3,79), la generosit (33,72), un atteggiamento critico verso le autorit (3,64) o il senso dello humor (3,38). I giovani mostrano un grande consenso (4,24 punti) sul fatto che il mestiere del dirigente ha potenzialit di guadagno e certamente garantisce eccellenti opportunit di carriera ma non offre una vita familiare di qualit (3,07). E ancora: questa professione contribuisce al benessere della societ nel suo complesso e permette l’interazione con gli altri. Viene considerata una professione sfidante (4,12) anche se difficile da intraprendere (3,63).

Insomma, qual l’immagine complessiva dei manager che ne esce? Secondo Romenti, un po’ datata, come di persone che abbiano un profilo asettico, incuneato tra file Excel e i tavoli decisionali. Certo, questa rimane un’attivit desiderabile per i pi giovani anche se meno di una volta. Inoltre, emerge il ruolo del manager come prevalentemente maschile, anche se sul mercato del lavoro lo scenario sta cambiando in fretta: l’ingresso delle donne in posizioni di rilevo incrementato parecchio. A parere della docente, l’ideale aspirazione dei Millennials rimane quella di creare un business in prima persona: mettersi in proprio magari aprendo una startup. Per noi importante conoscere al meglio questi giovani che stanno entrando o entreranno nelle aziende —, afferma Roberto Beccari di Manageritalia —. Per questo oltre alla ricerca abbiamo un tavolo permanente di studio e osservazione, proprio sui Millennials. Secondo l’esperto, le imprese devono essere pronte ad accogliere le nuove leve, andando oltre i luoghi comuni. Bisogna capire che i giovani non vogliono parlare di appartenenza ma piuttosto di un engagement che tocchi anche i valori etici nei quali credono.

Chiedono di essere investiti di responsabilit ma senza che queste diventino un vincolo gerarchico. Oggi la discontinuit tra le generazioni molto forte: se nel tempo cronologico ne passano due, in realt come se ne fossero trascorse quattro. Per via dei notevoli cambiamenti, anche al loro interno. Dal punto di vista delle competenze tecnologiche, degli ideali e delle aspirazioni, convinto Beccari. La conferma arriva dalla ricerca Iulm, dove scritto che la generazione digitale sul luogo di lavoro porta una ventata di freschezza nell’uso dei social, una visione internazionale e competenze linguistiche. Bisogna attrezzarsi per l’arrivo della prossima.

25 gennaio 2019 (modifica il 25 gennaio 2019 | 09:12)

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