Panetta (Bankitalia): Carige si può aggregare. Bail in? Impensabile in Usa


Banca Carige solvibile e per uscire dalla sua crisi, che di governance, si sta puntando su una soluzione privata, con un’aggregazione, perch l’istituto ha i suoi punti di forza. Lo ha detto in audizione davanti alle Commissioni Finanze riunite di Camera e Senato Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d’Italia, nei lavori per la conversione in legge del decreto dello scorso 7 gennaio che ha aperto

Da sinistra, Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d’Italia, Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Tesoro, Carla Ruocco, presidente della Commissione Finanze della Camera (Imagoeconomica)
Da sinistra, Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d’Italia, Alberto Bagnai, presidente della Commissione Finanze del Tesoro, Carla Ruocco, presidente della Commissione Finanze della Camera (Imagoeconomica)

agli aiuti di Stato per Carige con 3 miliardi di garanzia sulle nuove obbligazioni e alla ricapitalizzazione precauzionale con 1 miliardo di euro di nuovo patrimonio.

Per Panetta quella della ricapitalizzazione precauzionale comunque un’ipotesi residuale dato che la banca ligure ha patrimonio sufficiente: soltanto perch il 22 dicembre l’azionista di riferimento, Malacalza Investimenti, ha legittimamente detto no a un aumento di capitale, si determinato un incidente che ha impedito di usare sotto forma di capitale soldi che gi sono in cassa, cio i 320 milioni versati a novembre dal un soggetto privato quale lo Schema Volontario del Fondo Interbancario.

Piuttosto, ha ricordato Panetta, Carige punta su un’aggregazione e ha una serie di punti di forza da sfruttare, per cui non velleitario cercare un partner. Per Panetta il tesoretto (di circa 2 miliardi, secondo stime della banca) che arriverebbe innanzitutto dall’adozione, da parte di una banca acquirente, dei propri modelli

Fabio Innocenzi, uno dei commissari straordinari di Banca Carige (Ansa)
Fabio Innocenzi, uno dei commissari straordinari di Banca Carige (Ansa)

interni di valutazione della rischiosit delle attivit, rispetto ai modelli standard usati da Carige. Inoltre la banca, se finisse in un gruppo pi solido, non dovrebbe accantonare quel sovrappi (i cosiddetti add on) di patrimonio chiesto dalla Bce, proprio perch istituto indebolito. Infine ci sono i crediti fiscali di Carige, che un intermediario finanziario che fa profitti potrebbe usare per pagare meno tasse.

In questo scenario, comunque, secondo quanto risulta al Corriere della Sera, accanto all’aggregazione si sta facendo strada l’alternativa dell’intervento di un private equity che sottoscriva l’aumento di capitale da almeno 400 milioni. L’interesse di un fondo di investimento – secondo alcuni banchieri d’affari al lavoro sul dossier – ruoterebbe attorno alla creazione di una challenger bank, il nuovo modello di banca leggera, specializzata su alcuni segmenti e molto digitalizzata.

Molto dipender dal piano industriale. Gli amministratori straordinari nominati dalla Bce, Pietro Modiano, Fabio Innocenzi, Raffaele Lener, con il consiglio di sorveglianza presieduto dall’avvocato Gianluca Brancadoro, stanno lavorando in questa direzione, agendo su tre fronti: la cessione in tempi brevi, verosimilmente entro febbraio, dei crediti deteriorati, soprattutto utp, cio posizioni di aziende in temporanea difficolt ma non insolventi (in quel caso si parla di sofferenze vere e proprie) senza che si determinino grosse perdite nel patrimonio ; l’emissione del bond garantito dallo Stato da 2 miliardi, atteso nei prossimi giorni; la presentazione nello stesso termine del piano con il quale proporsi sul mercato. Circa gli npl, Carige punta a cedere almeno 1,5 miliardi di deteriorati sui 2,8 miliardi totali. E tra i candidati a rilevarli c’ la Sga, la bad bank pubblica al 100% del Tesoro.

Panetta si soffermato anche sulla normativa europea sulle banche. La normativa sul bail in introdotta in Europa stata una reazione rabbiosa dopo la crisi finanziaria globale, ha detto ricordando che in altri Paesi forse l’esborso di risorse pubbliche in termini di Pil stato molto maggiore che in Italia. Credo sia la motivazione di un cambio di normativa sul metodo di risoluzione delle crisi, con le nuove norme introdotte nel 2013. In Usa, ha ricordato Panetta, la normativa per la gestione delle crisi del tutto diversa: non passata l’idea che ci sia il principio per cui si risolve la crisi a danno dei creditori delle banche. I depositanti negli Stati Uniti non hanno mai perso un soldo e non lo perderanno mai: interviene un’autorit pubblica che ha un credito illimitato, che non chiede un soldo al Tesoro e a nessuno, che utilizza la garanzia del Tesoro perch se la garanzia credibile non si usa mai. L’autorit Usa utilizza la possibilit di diluire nel tempo la cessione per non aver costi, anzi — ha aggiunto Panetta — negli Stati Uniti lo Stato ha guadagnato molti soldi dagli interventi in favore di banche in crisi. In Italia prima si interveniva il Fondo Interbancario ma poi la Ue ha giudicato l’intervento come aiuto di Stato. Quindi bisogna far gravare la crisi sui privati, creditori compresi: L’idea era di non fare intervenire lo Stato per non gravare sul fisco, ma siamo passati a una situazione in cui quando va male lo Stato che deve contattare il privato per liquidare l’istituto ma senza margini di azione e senza tempo a disposizione. Dunque, svendendo.

23 gennaio 2019 (modifica il 23 gennaio 2019 | 18:15)

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