Orsini: ora un piano choc, il Salone del Mobile volano per la crescita


Orsini: ora un piano choc, il Salone del Mobile volano per la crescita
Emanuele Orsini, presidente di FederlegnoArredo

«Serve un piano da elettrochoc per questo Paese. È necessario che il governo faccia riforme immediate per far ripartire le grandi opere, perché il bonus mobili non basta. Ci sono oltre 25 miliardi fermi, che significano non solo infrastrutture ma anche edilizia, come porte, finestre, pavimenti». Emanuele Orsini, 45 anni, da quasi due è presidente di FederlegnoArredo, l’associazione di rappresentanza della filiera di imprese e fornitori che sarà rappresentata da domani a Milano al Salone del Mobile, la più importante rassegna internazionale di settore. Modenese, a capo dell’azienda di famiglia Sistem Costruzioni, non ama i formalismi.

Eppure i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, sono attesi al Salone del Mobile alla guida di un Paese ormai a crescita zero.

«Il Salone è un volano per la crescita di cui il Paese ha tanto bisogno. I due vicepremier mettano al centro l’economia, si fidino delle imprese per ripartire, sblocchino gli appalti pubblici che sono storicamente un volano, ammettano alcuni errori evidenti come il decreto Dignità che ha fatto perdere 4mila posti di lavoro frutto dei contratti a termine non trasformati a tempo indeterminato. Consiglio di avere un approccio più aperto anche agli investimenti esteri nel nostro Paese, non appiattendoci troppo sulla Cina e senza svendere i gioielli di famiglia».

Non è contento del memorandum firmato con Pechino? Eppure la Cina è un Paese fondamentale per tutta la filiera e per questo avete deciso di replicare anche il Salone del Mobile a Shanghai.

«Invito a fare attenzione. Il mercato cinese è fondamentale per noi, anche nel 2018 è cresciuto del 6,5%, ma stiamo attenti a non incartare i rapporti con gli Stati Uniti, che restano il nostro primo mercato extra-Ue e anche quest’anno in crescita del 7%. Sarebbe un autogol che non possiamo permetterci».

Ammetterà che il governo ha avuto il merito comunque di mantenere le detrazioni sulle ristrutturazioni edilizie, le agevolazioni per l’efficienza energetica degli edifici e il bonus mobili, non era scontato visto il difficile negoziato con la Commissione Ue.

«Vero, ma non basta. Stiamo perdendo la fiducia nel futuro e con la recessione all’angolo l’effetto si amplifica. L’economia vive di fiducia, servirebbero delle iniezioni per ripartire. Abbiamo presentato un decalogo di proposte al governo, ma non abbiamo avuto risposte. Dall’utilizzo della materia prima nelle zone colpite da alluvioni, alla creazione di zone franche per gli investimenti. I tedeschi e gli austriaci stanno comprando legname proveniente dalle nostre aree boschive. S’incoraggi tutta la filiera con un piano nazionale di tutela del territorio e di sviluppo dell’indotto».

Le ristrutturazioni edilizie stanno trainando il comparto, ma c’è anche una lieve ripresa del nuovo. Non crede che il governo dovrebbe fare di più anche sul tema dell’housing sociale, la formula ibrida tra mercato libero ed edilizia popolare?

«Sarebbe necessario puntarci di più per stimolare una domanda aggiuntiva, visto che l’edilizia popolare da noi è ferma da anni. S’investa anche di più sul recupero urbanistico delle città e sulla riqualificazione di alcuni quartieri come sta avvenendo a Milano. Serve sia la manutenzione del vecchio, sia l’investimento sul nuovo con edifici ad impatto zero».

Le esportazioni stanno trainando il giro d’affari della filiera legno-arredo: non è preoccupato per le politiche protezionistiche di alcuni Paesi e della guerra commerciale con la Cina decisa dal presidente Usa Donald Trump?

«Ogni spinta protezionista ci rattrista, ma nell’ultimo anno le maggiori criticità sono arrivate dalla Gran Bretagna, i cui volumi sono scesi per l’annunciata Brexit, e dal mercato russo che non si è ancora ripresa dopo l’embargo a seguito della crisi in Crimea. La Russia è un mercato su cui riprendere quota altrimenti rischiamo di lasciarlo ai cinesi».

Che cosa chiederà ai due vicepremier che incontrerà in questi giorni?

«Politiche concrete e qualche selfie in meno ad uso dei social. Ne gioveremmo tutti. Soprattutto per incoraggiare la domanda interna, che fa fatica da anni e le aspettative per il 2019 non sono incoraggianti».

A questo servirebbero Quota 100 sulle pensioni e il reddito di cittadinanza.

«Non mi sembra stiano stimolando i consumi, ma forse è presto per dirlo».


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