Obbligazioni, i tassi sono fermi? Come arrivare al 3 per cento


Stati Uniti battono Germania 2,52% a 0,05. Pi combattuto il confronto con l’Italia, in cui lo zio Sam vince per 2,52% contro 2,44%. Non si tratta di risultati di una competizione sportiva, ma della comparazione tra i rendimenti decennali dei titoli di Stato di Washington e, rispettivamente, di Berlino e di Roma all’indomani dell’ultimo statement della Fed: nessun rialzo dei tassi nel 2019. Un’affermazione che ha provocato il riavvicinamento dei rendimenti e, nei giorni successivi, l’inversione (parziale) della curva dei tassi americani. Con i rendimenti a breve termine pari o pi elevati di quelli a medio-lungo termine. Una situazione che non si verificava da molto tempo e che uno dei segnali di possibile recessione in arrivo.

Diversificare

Comunque vada, investire una parte del patrimonio negli strumenti obbligazionari made in Usa, una strategia da considerare. Anche se un costo da pagare esiste, e va valutato con attenzione: il rapporto di cambio tra dollaro ed euro che oscilla e che quindi richiede una buona propensione al rischio. Acquistando obbligazioni denominate in monete diverse dall’euro sempre meglio scegliere scadenze non particolarmente lontane, per evitare che un ulteriore rischio, quello della variabilit dei tassi nel tempo, pesi sulla scelta.

La lista

Non a caso la tabella che riporta le emissioni societarie in dollari statunitensi si spinge ad una durata massima di poco pi di tre anni. L’eccezione rappresentata dalle due proposte bancarie con durata infinita, fatta salva la possibilit di rimborsi anticipati, per cuori forti o per chi ama l’attivit di trading, comprando e vendendo pi volte emissioni le cui quotazioni possono oscillare sensibilmente anche in tempi ravvicinati. Tra i titoli di area euro, due sono privi della pagella di affidabilit (motivo che spinge il rendimento a valori competitivi con le emissioni denominate in dollari), che, peraltro, sono caratterizzate da rating di buon livello. Il confronto tra le due obbligazioni di area euro con durata infinita e le due d’oltre Atlantico si chiude leggermente a favore dell’area euro, con la differenza che quelle emesse nel Vecchio continente fissano quote minime di accesso elevate, quelle statunitensi no. Un’ipotetica divisione dei ruoli nel portafoglio potrebbe prevedere una presenza di dollari vicino al 35%, per investitori con buona propensione al rischio, ma non superiore al 10%, per chi meno portato ad affrontare i saliscendi del mercato.

L’altalena

Da inizio anno, il rapporto di cambio tra le due monete quasi stabile: la variazione di circa lo 0,40% a favore della moneta Usa. A met gennaio il valore del dollaro sceso dell’1,20% circa nei confronti dell’euro, ma ha guadagnato circa il 2% a met febbraio. Movimenti molto modesti e che, in ogni caso, avrebbero un impatto non rilevante sui rendimenti ipotizzati nelle due tabelle. Un anno fa, invece, l’euro tocc quota 1,2411 contro il dollaro Usa, una quotazione della moneta unica di poco superiore al 9% nei confronti del dollaro, rispetto all’attuale valore. Simili oscillazioni avrebbero s un impatto non trascurabile sull’ipotetico rendimento riportato nelle tabelle, portando con s una significativa perdita di valore, a causa della temporanea svalutazione della moneta in cui denominato lo strumento, il dollaro degli Stati Uniti.

La guerra

In tempi brevi non sar per molto probabile assistere a variazioni significative del cambio tra le due valute: solo il fallimento dei negoziati sull’applicazione dei dazi potrebbe portare modifiche importanti. Anche se l’euro potrebbe soffrire del calo delle esportazioni verso gli Stati Uniti, ma le aziende americane rischierebbero, a loro volta, di vedere scendere il potenziale di crescita del fatturato, se l’applicazione dei dazi significasse un eccessivo aumento dei costi d’importazione. Una decisione che scontenterebbe tutti: quindi probabile che i movimenti del rapporto di cambio molto modesti possano caratterizzare anche i prossimi mesi, favorendo, senza dubbio, la redditivit dell’investimento in obbligazioni statunitensi per chi vuole diversificare.


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