Non una questione Nord-Sud – CorrieredelMezzogiorno.it


Mezzogiorno, 28 novembre 2018 – 09:28

Ci risiamo. Il tema della unicit della politica economica e della politica industriale per quello che riguarda l’Italia un nodo antico. Le scuole di pensiero si possono dividere in due grandi categorie: quelli che ritengono che gli incentivi e le spinte che valgono
per la parte settentrionale del Paese possano valere anche per il Sud e coloro i quali ritengono che invece la divisione in due dell’economia nazionale necessiti di due politiche industriali completamente diverse. Per la verit questo stato vero per un lungo periodo di tempo se si pensa, ad esempio, alla Cassa per il Mezzogiorno. Nelle ultime settimane il presidente della Assolombarda, Carlo Bonomi, ha sottolineato la necessit di politiche differenziate tra Nord e Sud (ma anche tra Nord e Nord e Sud e Sud), con la formula delle ricette diverse per territori. Qualche tempo fa stato richiamato il punto e il tema delle cosiddette gabbie salariali. Dunque una presa d’atto delle differenti velocit di crescita economica e delle differenti situazioni dell’ecosistema produttivo. L’ex presidente della regione Campania, Stefano Caldoro, era andato un po’ pi avanti, sottolineando la necessit che si giunga alla creazione di macroregioni. Un progetto che risale alla prima et della Lega, quella che aveva come pensatore ispiratore il professore dell’Universit Cattolica, Gianfranco Miglio.

probabile che in un sistema che si avvia verso una fortissima competitivit, meccanismi aggregativi omogenei potrebbero anche avere un effetto positivo, quello di semplificare una macchina che dire bizantina e poco. Non bisogna per dimenticare che la Carta costituzionale porta la data del 1948 e che le regioni sono nate soltanto 22 anni dopo, nel 1970.

Dopo un lungo e tormentato cammino che dimostra tutta la complessit che in quel periodo si intravedeva su questa nuova istituzione. Gli anni recenti sono stati quelli del cosiddetto federalismo, si pu dire cosiddetto perch in realt l’esito finale stato una duplicazione su molti terreni dello Stato nazionale. Il federalismo diventata una macchina costosa e contraddittoria, c’ chi stima una maggiore spesa intorno ai 50-60 miliardi di euro. E poi c’ un numero intorno al quale bisognerebbe riflettere un po’ di pi: circa l’80% del bilancio delle regioni riguarda la spesa sanitaria. Questo vuol dire che qualcosa va ripensato nel meccanismo amministrativo. Non si tratta di cancellare dei pezzi, si tratta di renderli pi utili alla gestione delle politiche locali. La prossimit al territorio non pu rappresentare una vicinanza che confonde i piani. Se c’ una cosa nella quale le istituzioni territoriali hanno ancora un senso la capacit di ascolto delle esigenze locali, l’imprese, le complessit del lavoro, il tessuto delle universit. Questo e l’unico patrimonio che andrebbe gestito con pi attenzione e con pi capacit progettuale. questo il punto. Serve delineare progetti territoriali, questo s. In grado di intercettare esigenze che possono essere diverse in base ai distretti, ai mercati, ma il tema non geografico Nord-Sud. Il tema legato all’analisi sul grado di innovazione tecnologica presente nei territori, alla struttura di formazione. E dunque, ad esempio, provare a immaginare politiche industriali in grado di affiancare eccellenze internazionali, presenti anche al Sud, con imprese che stanno per nascere, start up. E in questo modo ridisegnare un progetto di sviluppo a misura di territorio. Senza utilizzare la bussola Nord-Sud ma quella, ben pi ampia del mercato. Mondiale.

28 novembre 2018 | 09:28

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