«Non scippate la nostra storia» –


Alcune decine di attivisti, esponenti di associazioni civiche e semplici cittadini si sono riuniti stamattina a via Toledo, all’esterno della sede centrale del Banco di Napoli, per gridare forte il loro dissenso contro la fusione dello storico istituto di credito partenopeo con il gruppo Intesa San Paolo. Fusione che porterà, il prossimo 26 novembre, alla sparizione pressochè totale della banca fondata nel 1463 a Napoli. In verità la dirigenza di Banca Intesa si è già affrettata a sottolineare che, almeno al sud, le insegne del Banco di Napoli resteranno al loro posto e che non ci sarà alcuna discriminazione territoriale circa l’erogazione dei crediti. Una magra consolazione che, però, sembra non aver soddisfatto nessuno. Intanto i correntisti hanno già ricevuto una comunicazione ufficiale che annuncia il prossimo cambio delle coordinate bancarie. I manifestanti, dopo aver distribuito volantini ai cittadini, si sono simbolicamente incatenati all’esterno della sede della banca.

«Siamo scesi in piazza per dire no all’ennesimo furto ai danni della nostra storia – tuona Ciro Borrelli del comitato “Salviamo il Banco di Napoli” – in altre parti d’Italia fanno i salti mortali per salvare banche con crediti inesigibili, qui invece i salti mortali li fanno per cancellare banche in salute che rappresentano la ricchezza del territorio. Con questa mossa – prosegue l’attivista – si sancisce il definitivo asservimento del Mezzogiorno agli interessi economici del nord. Un nord che deve fare da locomotiva e un sud che deve rincorrere, come avviene ormai da oltre 150 anni. Siamo preoccupati anche per il futuro del tesoro di San Gennaro – continua ancora – dal momento che pochi sanno che nei caveau di via Toledo è custodita la gran parte dei preziosi di proprietà del Santo. Vogliamo sapere che fine faranno questi gioielli e non vogliamo in alcun modo veder svilita la nostra dignità di popolo napoletano».

 

Una parte dei manifestanti ha puntato il dito anche contro il sindaco de Magistris e contro il presidente della Regione Vincenzo De Luca rei, a loro avviso, di non aver battagliato in difesa del Banco di Napoli. La battaglia scatenata dal comitato “Salviamo il Banco di Napoli” è una guerriglia trasversale che ha visto la partecipazione dei più disparati gruppi politici e associazionistici. In piazza anche Fratelli d’Italia che ha contribuito alla distribuzione di volantini informativi. «Denunciamo l’ennesimo furto ai danni della nostra città – ha dichiarato il consigliere comunale di Fdi Andrea Santoro – ormai si è compiuta una operazione già iniziata decenni fa e avallata dalla politica locale. Dal 26 novembre prossimo il Banco di Napoli non esisterà più, la società verrà inglobata definitivamente in Intesa San Paolo e le ricchezze dei napoletani finiranno nuovamente a Torino».

In piazza anche Gaetano Bonelli, curatore dell’ominimo museo dedicato alla memoria della città di Napoli: «Assistiamo oramai impotenti a questo triste epilogo, che registra l’ennesimo atto che porterà alla definitiva scomparsa dello storico e glorioso marchio della banca più antica del mondo – ha spiegato – i napoletani e la classe dirigente, in molti casi complice, dovrebbero recitare il mea culpa per quanto si è verificato. A Siena la città insorse per scongiurare l’annessione del Monte dei Paschi, da noi, il tutto si è reso possibile con inquietante disinvoltura. Adesso, non ci resta altro che tutelarne la memoria, facendo in modo che anche la stessa, non venga depauperata e svilita».


Sabato 17 Novembre 2018, 15:11
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