Non paga le spese condominiali? Così (solo) il moroso resta al freddo


Nella disciplina del codice civile che regola il condominio sono contenute alcune norme che non hanno un’applicazione frequente. un fenomeno che scaturisce da varie ragioni (a volte dalla complessit delle stesse, altre dalla marginalit delle ipotesi considerate) ma che, in ogni caso, ci mostra quale sia la differenza tra la legge concepita dal legislatore, e il “diritto vivente” che si forma nel concreto all’atto dell’applicazione pratica delle regole giuridiche.
il caso dell’art. 63 delle disposizioni per l’attuazione del codice civile che nel comma 3 prescrive che “in caso di mora nel pagamento dei contributi che si sia protratta per un semestre, l’amministratore pu sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato”. Come si vede, si tratta – quanto meno in astratto – di una norma dalla portata dirompente che in grado, sostanzialmente, di “punire” il singolo condomino non in regola con il pagamento degli oneri di gestione a lui attribuiti in sede di riparto approvato dall’assemblea.

Dal punto di vista operativo, la norma chiara e pone i seguenti step: – necessario che il mancato pagamento si sia protratto per (almeno) un semestre; – il servizio da sospendere deve consentire il godimento separato degli altri condomini (che non devono subire pregiudizi o riduzioni a seguito della “sospensione”); – la sospensione disposta direttamente dall’amministratore (senza necessit che sia preventivamente approvata dall’assemblea o prevista dal regolamento condominiale). Tuttavia, la pi recente giurisprudenza si confrontata su tale fattispecie, adottando, purtroppo, due orientamenti differenti, che non hanno certo facilitato la gestione degli edifici, sempre alle prese con le frequenti passivit a carico dei singoli e con la conseguente necessit di recuperare i crediti. Secondo un primo orientamento, pi aderente alla lettera della legge, il citato art. 63 chiaro e attribuisce al condominio (e, per esso, all’amministratore, in via di “autotutela” e senza ricorrere al Giudice) il “potere” di sospendere al condomino moroso l’utilizzazione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato, la cui attuazione concreta certamente legittima (specialmente nel caso in cui avvenga con intervento solo sulle parti comuni dell’impianto) (Trib. Modena, ord. 5 giugno 2015). In base ad una visione opposta, invece, non sarebbe possibile la sospensione di quei servizi (come il riscaldamento) che possono definirsi “essenziali” e che risultano garantiti addirittura dalla Costituzione che tutela il diritto alla salute (Trib. Milano, ord. 24 ottobre 2013).
In conclusione, la sospensione dei servizi al condomino moroso, seppur prevista dalla legge, comporta una serie di problematiche che consigliano un approccio cauto e che consideri anche la giurisprudenza pi restrittiva (in tale ottica, distinguendo tra servizi essenziali e non).

8 ottobre 2018 (modifica il 8 ottobre 2018 | 18:36)

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