«Noi che vestiamo da secoli i banker della City, divisi in azienda dalla Brexit»


Brexit? Mio padre Angus Cundey, il “godfather” di Savile Row come lo chiamano nella via dei sarti in Piccadilly a Londra, ha votato per il Leave. Io per il Remain. E dire che da generazioni, in famiglia (sono alla settima), in Henry Poole & Co, lavorano nella stessa direzione: preservare uno dei saperi tradizionali della Gran Bretagna, vestire gala e dinner, banker e businessmen della City. E il nostro avo Henry Poole invent per il figlio della regina Vittoria, Edoardo VII, il primo smoking nel 1865… ma il fatto che sulla Brexit io e mio padre non possiamo proprio andare d’accordo, una divisione generazionale.

Che cosa convince suo padre, classe 1937, nominato qualche anno fa Mbe (Member of the British Empire) dalla regina, a credere nella Brexit?
Non il problema dell’immigrazione, no di certo. Per lui intollerabile l’idea di un’Europa burocratica che pretende di controllare le dinamiche interne di Londra.

E di che cosa ha invece paura lei?
Quello che temono tutte le generazioni successive: il danno che verr dalla Brexit al mondo degli scambi, alle relazioni commerciali. Se Londra non andr pi bene, attivit e business voleranno altrove. E poi come tanti io sono cresciuto viaggiando, girando per il mondo e capisco i benefici dell’Europa, di un contesto comune nel quale riconoscersi. Ma mio padre inscalfibile sulla sua convinzione pro Brexit: anche se provo a digli che il Camembert che ama tanto anzich 5 sterline gliene coster 8 domani…

Oggi molti sono pentiti, per le strade di Londra si manifesta per cambiare le carte in tavola. Che cosa successo?
Che tutta una generazione che al referendum non aveva votato perch molto giovani e poco convinti di fare la differenza, adesso maturata e inizia a capire di aver fatto un errore, intanto che altri ragazzi pronti al primo voto hanno il coraggio di farsi avanti a favore dell’Europa.

Suo padre, se ri-votasse oggi per un nuovo referendum, cambierebbe idea?
Pap frustrato, come tutti quelli della sua generazione che hanno scelto il partito del Leave: dopo due anni tutto bloccato, e lui non ne pu pi. A questo punto sogna solo che si decida in un modo, o nell’altro. Poi in generale la base del Leave, sempre pi anziana, va naturalmente assottigliandosi.

Theresa May?
Avrebbe dovuto capire ben prima che cosa stava succedendo, ma non vedo volti alternativi. Non certo Corbin: non mi ci affiderei mai, e tanto meno Boris Johnson… ma lo vede come si veste? E a proposito di Downing street, c’ una cosa che mi resta imperscrutabile: perch David Cameron, dopo aver indetto il referendum che ci ha portati in questa confusione frustrante, sparito dalla scena? Sarebbero state di aiuto le sue parole, il suo punto di vista conta.

Gi, Tony Blair si pronunciato per nuove urne…
Abbiamo continuato a sentire Johnson e persino Nigel Farage ma non lui, Cameron. Per me questa la cosa pi frustrante, vorrei che uscisse dall’ombra e parlasse.

Sugli affari che effetti sta avendo la Brexit?
Se all’estero forse ha reso un po’ pi competitivi i nostri capi per il pubblico americano, che una buona fetta della clientela (il 40% solo negli Usa, e a NY un nostro “tux” costa sui 6 mila dollari), in Gran Bretagna rallenta gli affari: in fondo i nostri clienti in sartoria sono businessmen che aspettano di capire che succeder.

Arriver prima una decisione sulla Brexit o il primo Royal Baby di Meghan?
Ah saperlo, di certo il nuovo Royal Baby svier il discorso: diventato un incubo, sono appena rientrato da Giappone e Stati Uniti e ormai nelle conversazioni d’affari c’ un solo tema se dici che sei di Londra, la Brexit.


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