Neymar non vuole stare al Psg, Bonucci, Ibrahimovic, Shevchenko i «pentiti» del mercato


Che ci si penta di ammirare la Tour Eiffel, di spendere i petrodollari dello sceicco Al Thani, di essere la star del Parco dei Principi un evento inusuale. Ma pu succedere. Specie se il tuo nome Neymar, sei abituato a primeggiare in Champions League e le pi grandi societ d’Europa non hanno smesso di darti la caccia. In estate era il Real Madrid, bisognoso pi che mai di sostituire CR7 volato via a Torino. Gi nei mesi scorsi si vociferava sui Campi Elisi di quanto la star brasiliana si sentisse perseguitata dagli arbitri francesi e di come non avesse la sensazione di essere tutelato in campo, perch bersagliato di falli. Ora per l’insofferenza verso il campionato francese si trasformata in una vera e propria saudade per la Catalogna tanto che il Mundo Deportivo, quotidiano storicamente vicino agli affari di casa blaugrana, ha gi raccontato di un sondaggio effettuato dal presidente Bartomeu all’interno dello spogliatoio del Bara per verificarne l’eventuale gradimento in caso di ritorno di O Ney.

La risposta positiva stata unanime, tanto che Cadena Ser si spinta oltre svelando le cifre necessarie per confezionare l’operazione. 220 milioni sarebbero necessari la prossima estate, 200 invece nel 2020. Non solo. Il Psg avrebbe gi identificato il sostituto, cio Griezmann, coperto da una clausola rescissoria da 150 milioni. Neymar, che a Parigi deve condividere gloria e riflettori con Mbapp, non certo il primo pentito di calcio dei tempi moderni

Bonucci, andata e ritorno da Torino

Bonucci ha appena confessato di essersi trasferito a Milano la scorsa estate per rabbia e da Torino ora sussurrano che i primi contatti propedeutici al grande rientro partirono su input del giocatore gi nella finestra di gennaio scorsa. Pazienza se del Milan era il capitano e l’uomo simbolo del corso cinese. Pogba che a Manchester ai ferri corti con Mourinho coltiva in cuor suo il sogno di ritornare laddove si afferm all’attenzione continentale, cio a Torino. Dopo un’estate turbolenta durante la quale Mino Raiola ha flirtato e non poco con il Barcellona -ma poi l’ostracismo dei red devils a privarsi del Polpo Paul ha bloccato l’affare-, ora c’ la Juventus in cima ai pensieri del francesino. Del resto, con le nuove regole possibile giocare la seconda fase della Champions con una maglia diversa da quella vestita nei gironi.

Sheva, Lippi e gli altri

In principio fu Andriy Shevchenko, scappato a Londra nel 2006 da Roman Abramovich e spinto ufficialmente dal desiderio di far imparare l’inglese ai bambini, a provare rimorso per aver lasciato il Milan. A San Siro era il re, a Stamford Bridge lasci solo vaghi zampilli della sua classe. Non si sent mai pi amato come a Milano ma fu troppo signore per ammetterlo. Tra gli allenatori colpisce il viaggio andata e ritorno sull’asse Torino-Milano di Marcello Lippi. Voleva dimostrare di cambiare la storia dell’Inter come aveva invertito la rotta delle vicende bianconere. Arriv nel 1999, raggiunse la finale di Coppa Italia e Supercoppa Italiana ma in entrambe le occasioni fu sconfitto dalla Lazio. Venne esonerato l’anno seguente dopo la sconfitta con la Reggina in ottobre ma nel frattempo era gi stato eliminato dall’Helsingborg nei preliminari di Champions League. Nel 2001 fu di nuovo bianconero e conquist due scudetti. Un altro fuoriclasse potrebbe tornare a breve nella citt dove, dopo Malmoe, si pi sentito a casa nella carriera. E’ Zlatan Ibrahimovic ma nel 2012 non prepar le valige di propria volont. Fu Silvio Berlusconi a vendere Ibra e Thiago Silva al Psg per alleggerire i conti. il Milan in questo caso a dover recitare il mea culpa.

19 ottobre 2018 (modifica il 19 ottobre 2018 | 12:57)

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