«Neomelodici usati per riciclare i soldi della droga» –


Esistono quelli «a libretto» e i semplici
«cavallucci». Come a dire: esistono quelli che sono
inseriti in un progetto, come se fossero organici a un sistema, e
quelli che invece fanno i free lance, si mettono a disposizione
alla bisogna, quando la cosa diventa impegnativa e magari devi
mettere in campo nomi sempre nuovi.
Non parliamo di aziende con tanto di partita iva, ma di camorra e
neomelodici, di clan che tengono i propri nomi su cui investire e
su cui puntare, quelli a libretto, per l’appunto, cantanti
che devono girare e che devono sfondare: ne va della reputazione
del clan, ma anche delle casse della stessa organizzazione. In che
senso? Girano soldi attorno ad alcuni neomelodici, che diventano –
magari a loro insaputa – uno strumento per ripulire soldi della
droga e del racket, insomma un modo efficace per riciclare proventi
di attività illecite.
Camorra e cantanti, c’è un verbale che porta la firma
di Luca Menna, pentito del clan Amato-Pagano, quelli che fino a
qualche anno fa venivano chiamati scissionisti (per la dolorosa
faida del clan Di Lauro) e che oggi restano un cartello autonomo
nella galassia di cosche e famiglie criminali che si contendono il
bancomat dello spaccio al minuto.

IL VERBALE
Un verbale che spunta dai processi su camorra e omicidi, zeppo di
«omissis» che coprono i nomi dei cantanti che avrebbero
di volta in volta beneficiato del sostegno manageriale dei clan, ma
che lascia intendere l’esistenza di un filone di indagine su
un pezzo di imprenditoria mafiosa nell’area
metropolitana.
Torniamo al pentito Menna, dunque, a partire da una premessa che
basterebbe da sola per chiarire cosa si agita – al di là
della passione di tanti fan e della buona fede di sedicenti
cantanti più o meno di successo in certi ambienti -, dietro
alcune performance artistiche:
«Voglio precisare che questo sistema è utilizzato da
tutti i clan della camorra, compreso il nostro clan Amato-Pagano,
che investe nei cantanti neomelodici; ossia gli fanno regali in
soldi, li invitano alle feste di piazza che il clan organizza nei
quartieri controllati, sino a pagargli la registrazione dei cd.
Quando diventano famosi al clan torna una percentuale sugli incassi
totali del cantante». Una premessa che rende doverosa una
precisazione: non tutti i cantanti cosiddetti neomelodici sono
legati alla camorra o sono sostenuti dai clan, anche sulla scorta
di un dato storico: siamo a oltre venti anni dall’esplosione
del fenomeno dei neomelodici, con diverse generazioni di artisti da
cui sono nati talenti su scala nazionale.

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Lunedì 12 Novembre 2018, 23:01 – Ultimo aggiornamento: 12-11-2018 23:02
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