Nba, 72 anni e non sentirli: il 1° novembre 1946 la prima partita


C’è un video – rilasciato da fonte ufficiale – che ci mostra alcune azioni di quel 1° novembre 1946. Su un parquet ingiallito dalla messa a fuoco in bianco e nero, dieci allampanati diafani si sfidano in una partita di pallacanestro destinata a entrare nella storia. Quel filmato – vero reperto di «archeologia sportiva» – riprende il primo canestro della prima gara di Nba (National Basketball Association), che era stata fondata solo il 6 giugno precedente col nome (transitorio) di Baa (Basketball Association of America). E resta qualcosa di poetico in quelle articolazioni fasciate da ginocchiere, in quei fisici (troppo) anglosassoni, proiettai in gesti atletici – rivisti oggi – di una macchinosità vintage. In schemi e dinamiche di squadra scontate; da «far tenerezza». Era, quello, ancora un basket pioneristico. Senza la «psichedelica reattività» afro-americana, con tecniche di palleggio e tiro quasi imbarazzati e una fisicità molto meno prorompente di oggi.

Nba, 72 anni e non sentirli: il 1° novembre 1946 la prima partita

Curioso come quella prima sfida di una neonata Lega (di uno sport «stars & stripes» come il basket) sia stata giocata a…Toronto, in Canada. Sì, perché quel giorno, cedendo 68-66 ai New York Knickerbockers, gli Huskies (antenati degli attuali «Raptors») inaugurarono sul proprio parquet un torneo di una Lega destinata a diventare una delle più note e potenti del mondo. Location dell’evento quel «Mape Leaf Gardens», tempio dell’hockey su ghiaccio, che ancora oggi troneggia – col suo aspetto anonimo, ad angolo – al 60 di Carlton street, nel cuore della città canadese.

Davanti ai 7.090 paganti (cifra importante per quegli anni) il primo canestro lo mise a segno tale Ossie Schectman, ala dei Knicks. Numerose erano state le iniziative pensate per attirare l’attenzione dei potenziali paganti. Una su tutte: quella sera sarebbe entrato gratis chiunque fosse risultato più alto di George Nostrand (con i suoi 2,03 mt la «cima» del roster Huskies). Tutti gli altri avrebbe pagato: da 85 centesimi a 2.50 dollari. Mattatore con 18 punti alla fine fu la guardia di casa Ed Sadowski.

Ma il più era fatto: la Nba aveva dato il primo vagito ed esisteva. Non più solo sulla carta, ma anche sul campo. A volerla mesi prima erano stati i «boss» delle principali arene sportive Usa, per mettere a frutto le loro esperienze maturate nell’hockey su ghiaccio e nei rodeo. Per far soldi; senza giri di parole… Prima della creazione della Lega, le squadre professionistiche si dividevano in diverse altri campionati, tra cui l’Aba (American Basketball League) e la Nbl (National Basketball League). Il nuovo circuito era nato proprio dall’unione di queste due realtà. Undici le squadre iscritte a un torneo che, agli inizi, stentò a garantirsi un buon seguito di pubblico, patendo la competizione con le altre “minors” e, soprattutto, coi club indipendenti «sui generis» come gli Harlem Globetrotters. Il vero «must» per l’epoca, visto lo spettacolo che garantivano. Poi, piano, arrivò il successo. Grazie ai «grandi» giocatori bianchi e, soprattutto, a quelli neri che con il loro talento diedero la svolta alla Lega. Anche se il primo non-caucasico a scendere sul parquet Nba, sarebbe stato (nel 1947-48) il nippo-americano Wataru Misaka. Solo dopo sarebbero arrivati Russell, Chamberlain, Jabbar. E ancora: Erving, Magic Johnson, Jordan, Kobe e LeBron… Tutti artisti di un ricco «carrozzone cestistico» che oggi – a distanza di 72 anni da quella prima sgambata a Toronto – muove miliardi di dollari e ipnotizza milioni di appassionati. Perché gli americani si sa: (lo sport) lo fanno meglio. Come il bussiness…

31 ottobre 2018 (modifica il 31 ottobre 2018 | 07:51)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *