Nazionale e Coppe: il calcio va a caccia del pubblico cinese


Nel linguaggio della burocrazia, in questi giorni c’è stato un salto di qualità: da lettera di intenti (proposte firmate dalla Federazione italiana e consegnate alla delegazione cinese) a memorandum, documento sottoscritto da entrambe le parti. Quanto poi sarà realizzato di questo ampio accordo che mira a promuovere il calcio nostrano in Cina (organizzando là gare ufficiali italiane, trasmettendo i nostri campionati nei cinema, commercializzando i diritti della Nazionale), a dare impulso agli affari (con «incontri di lavoro tra le squadre di A e le aziende cinesi interessate a investire») e ad aiutare loro a diventare bravi nel pallone — come da mandato diretto del presidente Xi Jinping —, con corsi di aggiornamento per tecnici e manager, studi sulla salute e la buona alimentazione dei calciatori, ma anche aiuto nello sviluppo della Var, staremo a vedere.


La stretta di mano negli uffici federali — davanti alla riproduzione originale delle coppe del mondo, particolarmente apprezzate dagli ospiti — è stata però tra il presidente della Figc Gabriele Gravina (presente, tra le varie istituzioni, il presidente della Lega di A Gaetano Micciché) e il responsabile del ministero della Comunicazione cinese, Shen Haixiong, che è anche il direttore generale di China Media Group, la voce per la comunicazione all’estero. Shen e i membri della delegazione (uno era tifoso della Roma) ha spiegato come l’Italia abbia un vantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi, perché le prime partite di calcio trasmesse in Cina erano quelle della serie A degli anni 80 e tutti i cinesi ricordano le «notti magiche» del Mondiale di Italia 90. «Il calcio italiano in Cina è molto seguito, gli allenatori, i giocatori e le squadre sono quasi tutti conosciuti in Cina», le frasi di Shen.

Ma cosa riguarda il memorandum? Detto che esportare la serie A è ora impossibile anche per le limitazioni Fifa, l’impegno è di organizzare «entro i prossimi tre anni gare di competizioni ufficiali italiane». «Possiamo parlare di amichevoli, gare di calcio femminile e anche della Nazionale — spiega Gravina — nella speranza che il regolamento internazionale possa cambiare». «Si può ragionare sulla Supercoppa e su alcune partite di Coppa Italia», conferma Micciché. In ogni caso «ci stiamo aprendo a un miliardo e mezzo di soggetti interessati»: il seme è gettato, vediamo cosa crescerà.

24 marzo 2019 (modifica il 24 marzo 2019 | 22:53)

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