Nazionale: da Kean a Barella da Zaniolo a Mancini, tutti i volti del rinascimento azzurro


Prima condizione per avere un Rinascimento calcistico: essere reduci da un Medioevo buio e tempestoso. E quello modestamente — dopo aver fallito la partecipazione al Mondiale a 60 anni dall’ultima volta — non ce lo pu levare nessuno. Seconda condizione: avere un condottiero con idee precise e carisma per portarle avanti, in modo da plasmare una squadra del tutto nuova. Nel gioco, ma prima di tutto nello spirito. Non a caso l’entusiasmo, anche quello che pu sembrare eccessivo dopo la vittoria sul Liechtenstein 181 nel ranking mondiale, secondo Roberto Mancini va sfruttato e cavalcato.

Perch — come ha ripetuto durante l’inverno il c.t. — tornare a sognare in grande non proibito: C’ stato un po’ di distacco dalla Nazionale, anche prima dell’eliminazione — sottolinea il Mancio —. E stare fuori dal Mondiale ha fatto male a tutti, stato un disastro. Ma l’amore per questa maglia grande e noi dobbiamo alimentarlo, come successo a Udine e a Parma. Per continuare a farlo la strada quella del gioco. Poi ci sono i giovani, di talento, con un grande futuro. Io sono fortunato a essere qui, tutto il resto arriver. Mancini in dieci mesi ha messo in piedi le impalcature per ristrutturare il palazzo Italia, quello con gli affreschi di quattro titolo Mondiali tutti da restaurare. Lo ha fatto lanciando 18 debuttanti in 11 partite, mescolando ruoli e interpretazioni: in autunno — con la partita migliore dell’intera gestione vinta in Polonia all’ultimo minuto — la chiave di volta sembrava il tridentino leggero, col falso nove. In primavera, senza gli infortunati Insigne e Chiesa, si sono avvicendati attaccanti come Kean, Immobile, Pavoletti, Quagliarella. Segno che l’elasticit del Mancio in questa fase di ricostruzione totale o quasi.


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Uno di famiglia


L’identit in campo, al di l di uomini e moduli, passa attraverso il possesso palla, il pressing e il recupero palla alto. Punto di partenza: un centrocampo di piedi buoni, capace di fraseggi corti, di aperture sugli esterni, di inserimenti a rete: Jorginho in regia, anche nella sua versione pi stanca delle ultime due esibizioni uno dei punti fermi di Mancini. E le mezzali che gli volano attorno, Verratti e Barella, ma anche Sensi e in prospettiva Zaniolo, danno qualit e quantit al reparto da cui nasce tutto il resto. La quantit non un elemento da trascurare, perch alimenta la concorrenza e alza l’asticella. Il materiale a disposizione di Mancini sembra maggiore rispetto alle due gestioni precedenti, in ogni zona del campo: Ho lasciato a casa giocatori che potrebbero rientrare, mentre non ho in mente nuovi profili — spiega il c.t. —. Gi cos direi che posso pescare tra una quarantina di elementi e quando tra un anno sar il momento di sceglierne 23 per l’Europeo so gi che non sar facile.


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Idee chiare


Quando il penultimo dei debuttanti — Pavoletti — entra e segna dopo tre minuti il 6-0, significa che nessuno molla di un centimetro, che lo spirito della squadra sempre quello giusto. E anche che la proverbiale fortuna del Mancio viva e lotta insieme a noi. Senza un po’ di quella — fondamentale per alimentare l’autostima — qualsiasi Rinascimento pi complicato.

27 marzo 2019 (modifica il 27 marzo 2019 | 22:09)

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