Napoli, la beffa dell’ultimo boss in fuga al sole e al caldo di Dubai –


Stavano sempre a parlare del clima, sembravano conversazioni
innocue, magari di gente un po’ fissata, tipiche di chi non
sa come ingannare il proprio tempo libero. Poi, a rileggere quelle
frasi o magari solo ad ascoltare quelle parole che rimandano al
caldo estivo, a qualcuno è scattato un campanello
d’allarme. Come un segnale spia. No, non poteva essere una
frase come un’altra, quella roba lì era buona e andava
trascritta. 

Tipo: «Ha detto che fa caldo, che stava pariando, che si
stava divertendo»; oppure: «Ha trovato un grande caldo;
anche oggi fa più caldo del solito, per il resto tutto
ok». 

Parole dette a mezze frasi, captate in ambientale tra mamma e
figlia, o al colloquio con un parente detenuto, parole che in un
modo e nell’altro sono entrate in misure cautelari e atti
processuali depositati in questi giorni nei vari processi sulla
camorra di Secondigliano.

La suocera e la nuora si confidano e si fanno forza a vicenda,
«lì dove fa caldo, di sicuro si sta
organizzando…».
Espressioni sibilline, piene di doppi sensi. Codici improvvisati,
che sono diventati importanti come le convenzioni. 
Già perché dietro la storia del clima – riflettono
ora gli inquirenti – si nasconderebbero parole studiate nei mesi e
utilizzate per indicare l’ultimo buen retiro dei latitanti
napoletani: Dubai, Emirati Arabi. 

È qui «che fa caldo», almeno a voler riportare
le riflessioni tratte da un interno domestico di Arzano. Ed
è grazie a queste riflessioni, che ora la caccia
all’uomo di uno dei latitanti dell’area scissionista
entra decisamente nel vivo. Parliamo di Raffaele Mauriello, figlio
di uno dei boss della prima ora nella guerra sanguinaria ai Di
Lauro, attualmente ricercato per un duplice tentato omicidio. 
In fuga da mesi, ora c’è una convinzione, alla luce di
quella frase che è stata pronunciata dal diretto
interessato, che rimanda a paesaggi o climi esotici: «Fa
caldo, tutto ok, ma fa caldo…». Dubai, Emirati,
grattacieli. Un muro di gomma, almeno a giudicare dalle rogatorie
firmate in Italia che rimbalzano sistematicamente senza alcun
effetto, che restano lettera morta, che diventano materia per
giuristi. Come nella storia della cattura di Raffaele Imperiale,
quello che custodiva due quadri di Van Gogh ritrovate in una casa
nel Napoletano; come per il suo braccio destro, che a Dubai ha
atteso che il provvedimento cautelare venisse annullato al Riesame
e per chissà quanti altri irreperibili. 

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Lunedì 19 Novembre 2018, 23:01
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