Naomi Osaka vince gli Australian Open: Kvitova ko in tre set


Vincere il primo Slam non era stata una passeggiata di salute: il monumento Serena Williams (23 Slam) dall’altra parte della rete, tutto il pubblico newyorkese contro, la crisi isterica di un’avversaria che sul centrale di Flushing Meadows l’aveva quasi fatta sentire in colpa di aver trionfato all’Open Usa. Il secondo titolo (consecutivo: impresa mai facile) fa decollare la carriera della giocatrice pi trasversale del circuito: giapponese e cresciuta negli Stati Uniti e di colore (mamma giapponese, pap haitiano), quindi capace di accattivare anche il pubblico che si riconosce nei mix di culture. Naomi Osaka, 20 anni, la regina d’Australia con un meraviglioso futuro spalancato davanti. La bella e sofferta (e, a tratti, drammatica) vittoria su Petra Kvitova, sopravvissuta a un’aggressione casalinga di un ladro (a Praga nel dicembre 2016) mai del tutto chiarita, consegna alla campionessa anche il trono del tennis: la nuova numero uno del mondo.

La gara

La finale dell’Australian Open appassionata e interessante, un confronto di stili: la tecnica mancina di Petra contro la modernit del tennis all around di Naomi. Il primo set si risolve al tie break (Kvitova rallenta la velocit della palla e Osaka scappa via 7-2); nel quarto gioco del secondo set la ceca spreca tre palle per il 3-0 permettendo all’avversaria il contro break ma il braccio di Naomi trema: butta via tre match point sul 5-3, si fa riprendere sul 5-5, in tilt e non fa pi un punto. 7-5 Kvitova. Il terzo set torna ad essere molto equilibrato, si avanza punto su punto. Dopo cinque game di fila della ceca, la giapponese ritrova la serenit per un break: 2-1 con rovescio incrociato da manuale, 4-2 con tre vincenti di dritto, 6-4 sotto le prime gocce di pioggia dopo due ore e 27 minuti. Naomi si annette lo Slam che raccoglie Asia e Pacifico, il tifo la sostiene e la festa non potrebbe essere pi perfetta. Questa volta non ci sono musi lunghi, fischi che piovono dalle tribune, spiegazioni postume da portarsi dietro. Solo sorrisi (qualche lacrima, di gioia) e fiori per la vincitrice. Due Slam a vent’anni non sono poca cosa. E forse anche lo sponsor Nissin (i noodles che rappresentano il piatto base di tutta la cucina asiatica) non commetter pi l’errore di sbiancare e addolcire i lineamenti della giocatrice nello spot pubblicitario a cartoni animati. La storia di Naomi Osaka appena cominciata, e merita rispetto.

26 gennaio 2019 (modifica il 26 gennaio 2019 | 12:22)

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