Mymenù, la società che aumenta la paga ai «rider»


MILANO«Abbiamo aumentato le retribuzioni ai nostri rider. Ma la sentenza di Torino che ha riconosciuto ai ciclo-fattorini il diritto a 8,7 euro netti l’ora non c’entra. Noi l’abbiamo fatto prima. Già da inizio gennaio. Perché crediamo che avere una forza lavoro soddisfatta e motivata ci renda più competitivi». A parlare è l’amministratore delegato di MyMenù, Edoardo Tribuzio, 29 anni. In società con Giovanni Cavallo, 31 anni, ha portato il marchio italiano della food-delivery a essere presente in diverse città: Bologna e Padova all’inizio, ora anche Milano.

Nella trattiva al ministero del Lavoro sul trattamento e l’inquadramento dei dipendenti del settore, MyMenù ha promosso la nascita di Itadelivery, l’associazione delle imprese italiane, tra cui Moovenda, Foodracers, Prestofood e Winelivery, più disposte delle multinazionali a venire incontro alle esigenze dei ciclofattorini.Ma quanti dei vostri rider raggiungono già gli 8,7 euro netti l’ora? «La maggioranza – risponde Tribuzio –. Certo molto dipende da quanto tempo dedicano alle consegne. Chi fa due ore al mese inevitabilmente è meno pratico e intasca meno. Ma non è solo una questione di retribuzione. Crediamo che anche il modo di lavorare sia importante. Da noi i rider ricevono subito l’elenco di tutte le consegne da fare nella serata. Decidono autonomamente quanto tempo impiegare. Che il lavoratore corra o no, per noi non cambia nulla. Molte piattaforme, invece, forniscono l’indirizzo della nuova consegna solo quando è stata completata quella precedente».

Il comune di Bologna, che l’estate scorsa aveva firmato un accordo in cui Mymenù si era impegnata a garantire compenso e tutele minime ai propri lavoratori, è soddisfatto di questo nuovo passo verso maggiori garanzie. «Dovremo chiedere qualcosa in più a clienti finali e ristoranti. Ma crediamo che sia importante avere un modello di business sostenibile in tutti i sensi», spiega la decisione Tribuzio. L’aumento è dovuto principalmente all’introduzione di un rimborso spese da 0,5 euro a consegna per tutti i fattorini in bicicletta, di 1,5 euro a consegna per quelli in motorino. Se il lavoratore dà la disponibilità a lavorare almeno 20 turni mensili è garantito l’affidamento di due ordini l’ora.

Ora però il governo intende inserire nuove tutele per i reder attraverso un emendamento al decreto sul reddito di cittadinanza. «Questa fase di stallo è pericolosa – conclude Tribuzio –. Il settore sta bloccando gli investimenti in attesa di sapere come andrà a finire. Da parte nostra abbiamo fatto diverse proposte. Ma una cosa è certa: se verrà imposto il contratto subordinato il settore entrerà in difficoltà e sarà costretto a riorganizzarsi. Le multinazionali potranno decidere di lavorare solo in altri Paesi. Per noi sarà diverso. E dovremo verificare semplicemente se ci saranno le condizioni per continuare con questo business».

20 gennaio 2019 (modifica il 20 gennaio 2019 | 00:50)

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