Mutti: «Tecnologie e big data per crescere in Europa e Stati Uniti»


Cresciamo da 20 anni, anche nel 2018 abbiamo confermato questo trend, e il piano strategico al 2022 prevede uno sviluppo medio del 10% all’anno. Con una forte spinta dell’export. Francesco Mutti, amministratore delegato del primo gruppo italiano nella trasformazione del pomodoro, riassume cos i risultati dell’azienda di Parma che guida dal ‘94.

Nel 2018 il fatturato ha raggiunto i 380 milioni, di cui il 33% export, con un progresso del 16,7% dovuto in parte anche all’acquisizione dello stabilimento Copador a Collecchio alla fine dell’anno precedente. Un risultato ottenuto nonostante il mercato domestico sia in contrazione per vari motivi, dice il top manager e anche unico componente in azienda della famiglia che detiene attraverso la cassaforte Red Lions il 75,5% del gruppo, mentre il restante 24,5% nel portafoglio dalla belga Verlinvest, investitore con le caratteristiche di un family office. Siamo legati da una condivisione di progetti di lungo periodo che non dovrebbe risentire del cambio di vertice in corso in questo periodo.

Mutti, il cui gruppo detiene in Italia una quota di mercato pari al 29,4% (nel 2004 era al 7-8 %circa), tre volte superiore a quella del maggior concorrente, cita un’indagine Nielsen sulla presenza in Europa: Siamo la marca numero uno, con il 10,6%, primato raggiunto in sette paesi (Francia, Svezia, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Slovenia) mentre in Germania siamo secondi. Fuori dall’Europa, che resta focus anche nel piano, il gruppo ha aperto negli Usa e cresce in paesi come Australia, Canada e Israele. La quota di export prevista a salire per il 2022 a oltre il 50%.

I programmi non prevedono acquisizioni n l’ingresso in Borsa. Stiamo continuando a investire, spiega Mutti, e destiniamo l’utile alla crescita. La quotazione non considerata in futuro un’opzione da escludere ma l’attenzione riservata a crescita e innovazione, finora realizzata con l’autofinanziamento, se si escludono le risorse reperite per l’ultima acquisizione, che ha portato un indebitamento pari a fine 2018 a 72 milioni, in calo a 60 nel 2019. Siamo praticamente al 100% di raccolta meccanizzata e, anche in collaborazione con diverse universit, fra le quali la californiana Davis, stiamo sviluppando l’agricoltura di precisione con l’uso dei big data. Come esempio cita il livellamento dei campi tramite laser e satelliti, che ha un forte impatto sull’irrigazione. Ambiente e biodiversit sono punti da anni nell’agenda di Francesco Mutti, che cita il progetto avviato nel 2010 con il Wwf Italia: In cinque anni ha portato a ridurre l’impronta idrica del 4,6% e delle emissioni di anidride carbonica del 27%. Dal 2012 viene poi sperimentata in 60 aziende agricole la gestione dell’irrigazione attraverso sonde munite di sensori, che ha portato a un risparmio stimato medio di acqua del 34,5%.

I dipendenti sono 500 fissi e circa 1.200 “stagionali”: Si tratta di giovani, per met universitari, che svolgono soprattutto lavori di controllo e di laboratorio. Per accrescere le competenze, il gruppo ha lanciato nel 2017 il progetto di formazione aziendale con Mutti campus. Il settore agroalimentare una eccellenza italiana, dice Mutti, qualche mese fa nominato presidente di Centromarca, posizione che richiede sempre di pi investimenti anche in conoscenza.


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