MotoGp, dopo la guerra del cucchiaio la Ducati riparte più forte in Argentina


Cucchiaio, pinna, deviatore d’acqua, spoiler. Tanti nomi per raccontare una storia sola: la Ducati ha vinto la prima grande battaglia politica nella storia della MotoGp e con questa medaglia sul petto scenderà in pista domenica nella seconda gara del Mondiale in Argentina. Le servirà sul piano tecnico? Forse. La possibilità di usare l’accrocchio della discordia davanti alla gomma posteriore (che comunque la Yamaha ha già dal 2018 e che probabilmente una squadra coi mezzi della Honda potrà approntare a breve) è comunque un vantaggio, tanto più che per il giorno della corsa a Termas de Rio Hondo si preannuncia pioggia, e proprio per deviare l’acqua è nato originariamente il cucchiaio. Questa pista, tuttavia, è storicamente un luogo di caos e imprevisti: nel 2018 vinse Crutchlow su Zarco e Rins e Marquez venne penalizzato. Dunque, visto anche il gran equilibrio della MotoGp attuale, aspettiamoci di tutto, cucchiai o no.

Riforme necessarie

Di sicuro, la vittoria politica di Bologna segna uno spartiacque importante. Come ha detto a caldo Claudio Domenicali, ad di Ducati, tutti coloro che hanno sempre sostenuto – più o meno apertamente – che Bologna non rispetta i regolamenti dovranno cambiare posizione, e invece di protestare (operazione peraltro legittima) dovranno provare a colmare il gap tecnologico. Non è poco. Ma c’è di più: «Sicuramente quello che è successo cambierà i rapporti futuri fra le Case», ha ammesso Gigi Dall’Igna, d.g. di Ducati Corse e progettista della Desmosedici. Significa che adesso serviranno comunque più controlli, regole più chiare e, forse, un gruppo di lavoro più ampio per non affidare tutta la responsabilità delle verifiche al direttore tecnico della federazione internazionale Danny Aldridge. Lui è uscito sicuramente più forte da questa storia, ma è vero che la questione di una certa opacità gestionale resta. «Dire che la Ducati ha imbrogliato è sbagliato – sostiene l’a.d. di Aprilia Massimo Rivola, l’anima del cartello dei reclamanti composto anche da Honda, Ktm e Suzuki —. In realtà si è mossa nel modo giusto ed è stata brava nell’andare al limite. Il problema non è lei, ma chi fa le regole».

«Ci copieranno»

«Adesso cominceranno a copiarci», ha commentato Danilo Petrucci, sesto in Qatar. In effetti, raccontare i propri segreti durante l’audizione della Commissione d’appello della Federazione a Ginevra ha rappresentato comunque un problema per la Ducati. «Ad ogni modo, io non sono mai stato preoccupato e gli ingegneri erano tranquilli — ha raccontato Andrea Dovizioso appena arrivato a Termas — Io ho solo pensato a focalizzarmi sul mio lavoro. Ho sempre pensato che fossimo a posto». Gli avversari hanno indirettamente dato ragione a Petrucci: «Non conosco la situazione ma conosco la Honda — ha detto Marquez —: sta sicuramente analizzando i possibili vantaggi. È chiaro che tutti i costruttori rifletteranno su quello spoiler…». Ha aggiunto il pilota della Suzuki Rins: «Quando una moto presenta un pezzo nuovo i vari costruttori provano a capirne l’utilità. Io in Qatar (dov’è arrivato 4°, ndr) non ho notato questa grande differenza, però chissà…». Infine Rossi: «Sinceramente non ho seguito molto questa storia… La Ducati è sempre stata forte e competitiva in materia di innovazione: magari, chissà, lo spoiler fa parte di questa tendenza. Sarebbe intelligente studiarla… ».

Enigma Valentino

Valentino Rossi ha poi parlato della sua situazione tecnica. Il Dottore non vince da 644 giorni e 28 gare. Potrà tornare al successo qui? «Vedremo — ha detto —. Serve del tempo per valutare bene il nostro potenziale e capire. In Qatar ho sofferto troppo nelle prove e nelle qualifiche, qui vedremo: il tracciato argentino non è mai facile. La chiave? Essere più veloci degli altri, semplice… Scherzi a parte, qui bisogna anche andare bene in ogni condizione atmosferica, perché di solito il tempo è variabile».

28 marzo 2019 (modifica il 28 marzo 2019 | 17:22)

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