Moto, l’autunno di Valentino Rossi: «Non mollo, stimolerò la Yamaha»


VALENCIA Fa un po’ malinconia questo finale di stagione pieno di pioggia, sotto il cielo nero, dentro una pista che a Valentino sempre sembrata pi un parcheggione da supermercato che un’arena per cose serie. I Mondiali li hanno vinti gli altri. Le acrobazie memorabili non portano la sua firma. Il record di 9 diversi vincitori italiani di Gran Premio (non ci era mai accaduto in 70 anni) non lo riguarda, perch lui finora non ha conquistato neanche una gara: e se all’improvviso qualcuno scoprisse che giunto il momento — una volta tanto temuto — in cui si pu fare a meno del totem?

In realt non cos, o almeno non ancora, perch il peso del carisma non si misura solo con i risultati e perch parte di questa crescita collettiva italiana dipende proprio da Rossi, con il suo ruolo simbolico di traino e quello pratico di aggregatore di nuovi talenti con l’Academy e il team SkyVR46: come dire, insomma, che ci che ha perso in pista lo ha trasferito fuori, con la sua esperienza e il suo bernoccolo per la moto.

Tuttavia la malinconia resta, e nell’ultimo weekend del 2018, prima della gara pi irrilevante della storia, ci si domanda se — in confronto a questa piccola battaglia per il terzo posto nel Mondiale e per la supremazia interna in Yamaha contro Vinales — non fossero comunque migliori i tempi delle grandi sconfitte del 2006 (battuto da Hayden) o del 2015 (incastrato nel presunto biscotto dei pasticcieri Marquez e Lorenzo). Allora qui al Ricardo Tormo c’erano almeno il frisson della lotta per la gloria, le emozioni, le polemiche, il veleno che nessuno sapeva iniettare negli avversari meglio del Dottore. Ma adesso? Adesso ci proviamo. Il terzo posto ha comunque un senso. Si combatte, non si molla.

cos che va l’autunno del patriarca Valentino, e non ancora chiaro che tempo far dopo l’inverno che passer a riflettere, allenarsi, preparare la sua 24ma stagione nel Motomondiale, che correr da 40enne. I propositi sono chiari: Stimolare la Yamaha a migliorare. La Malesia stata un buon segnale. Qui una pista storicamente difficile, dunque un buon test. La chiave non lavorare tanto ma bene, con intelligenza. Storicamente la Yamaha ha sempre fatto moto vincenti. Io ci credo.

La moto: stata lei, amante un po’ traditrice, il punto dolente degli ultimi due anni. Per questo il futuro di Vale una nebulosa fondata su un paradosso, quello di un pilota che — nella sua stagione finora peggiore (se non vincer qui, la stagione a zero successi sar un unicum, biennio Ducati a parte) — viene unanimemente considerato, anche dai suoi colleghi, integro, lucido, svelto e competitivo come se di anni ne avesse 29 anzich 39. Un paradosso che neanche lui sa sciogliere: Non so se sono stato il migliore Valentino di sempre… Di sicuro ho guidato bene e sono stato bravo. Alla fine per contano i risultati….

Se contano solo quelli, in effetti, si potrebbe persino assecondare la vulgata del bar quando dice che uno che il suo ultimo Mondiale l’ha vinto nel 2009 dovrebbe ritirarsi. Se invece conta la libert del campione di indirizzare dove gli pare la carriera, una volta entrato nella leggenda, allora bisogna stare solo a vedere che succeder. L’autunno di Valentino, per quanto grigio, fatto di senso dello sport (in fondo, non pu gareggiare solo chi arriva primo), di voglia di perpetuare un’eredit tecnica, di guadagnare (perch no?) e di divertirsi.

A questo punto della mia carriera difficile rimanere concentrato e trovare motivazioni. Forse una prova da sostenere anche questa… In certi momenti quest’anno stata dura. Ma io amo ancora uscire di casa, partire e venire alle gare. E per digerire la sconfitta in Malesia ci ho messo una settimana. Uno che ha mollato non parla cos. Per questo, e per il mistero del futuro pi che per le memorie da anziano, vale la pena aspettarlo ancora.

15 novembre 2018 (modifica il 15 novembre 2018 | 22:35)

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