Moody’s lascia invariato il rating L’Italia tira un sospiro di sollievo


Era molto atteso il giudizio di Moody’s sull’Italia. Ma alla fina l’agenzia americana, la più severa con il nostro Paese, ha lasciato invariato il nostro rating, cioè il voto sulla nostra affidabilità nel restituire il denaro che investitori e cittadini prestano allo Stato. Senza dire nulla, come da loro codice di comportamento.

Un eventuale downgrading sarebbe stato particolarmente doloroso per l’Italia. Perché avrebbe portato il nostro rating al «non investment grade», il cosiddetto livello spazzatura. Alcuni fondi sarebbero stati obbligati a vendere i titoli dello Stato italiano in loro possesso. E questo avrebbe fatto salire lo spread, il differenziale tra il rendimento dei titoli pubblici italiani e di quelli tedeschi, portando a un aumento degli interessi da pagare sul debito pubblico. Per fortuna non è andata così.

L’ultimo downgrading da parte di Moody’s era arrivato nello scorso ottobre. Allora l’agenzia aveva tagliato il nostro rating dal livello Baa2 a Baa3. Eravamo nei giorni del confronto acceso tra il governo italiano e la commissione europea sulla legge di Bilancio. Moody’s aveva criticato in particolare la scelta di far salire il deficit e anche le previsioni di crescita dell’economia formulate dal governo italiano, giudicate troppo ottimistiche. Insieme al taglio del rating, però, Mood’s aveva indicato un outlook, cioè una prospettiva, stabile. E questo lasciava in qualche modo intuire la decisione arrivata poi ieri sera.

Rispetto ad allora l’Italia è entrata ufficialmente in recessione tecnica, con due trimestri consecutivi che hanno il visto segno meno davanti all’andamento del Pil, confermando che quelle previsioni sulla crescita erano ottimistiche. Ma è anche vero che con l’Europa si è trovata un’intesa e che lo spread negli ultimi giorni è sceso ai minimi dall’inizio dell’anno. Un altro segnale positivo di cui Moody’s ha evidentemente tenuto conto. Due mesi fa anche un’altra agenzia di rating, Fitch, aveva confermato il nostro rating indicando però un outlook negativo. In quel caso avevano pesato le tensioni politiche che, secondo l’agenzia di rating, avrebbero potuto portare nel medio termine alle elezioni anticipate. Il prossimo verdetto per l’Italia è atteso per il 26 aprile. Quel giorno, a un mese esatto dalle prossime elezioni europee, sarà Standard & Poor’s a pronunciarsi sul nostro rating.

15 marzo 2019 (modifica il 15 marzo 2019 | 22:55)

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