Mondiale 2018, l’assente Koscielny «Volevo che la mia Francia perdesse»


Umano, molto umano. Forse troppo? Laurent Koscielny di certo non è stato ipocrita, ma le sue parole, affidate domenica a Canal Plus, fanno discutere la Franciae non solo. Colonna della squadra di Deschamps, il difensore dell’Arsenal si è rotto il tendine d’Achille il 3 maggio e a 33 anni ha dovuto rinunciare al suo ultimo Mondiale. Quello buono. «Penso che la vittoria della Francia mi abbia fatto più male dell’infortunio. Volevo che andassero avanti, ma al tempo stesso che perdessero…». Mentre parla, il giocatore di origini polacche è tormentato. Ma profondamente sincero. E il suo addio alla Nazionale, che era già programmato dopo Russia 2018, adesso sembra quasi una liberazione.

Forse il difensore non era stato così trasparente quando recapitò una lettera ai compagni prima della Coppa: «Tutto un Paese è dietro di voi, ragazzi. E io stesso ho grande fiducia nelle vostre possibilità. Io sarò sul mio divano e davanti alla tv sarò il vostro primo tifoso». Non è chiaro cosa abbia fatto Koscielny negli unici nove minuti di tutto il torneo in cui la Francia si è trovata in svantaggio, contro l’Argentina. E nemmeno come abbia reagito al gol di Umtiti, il compagno che ha giocato al suo posto e che ha steso il Belgio in semifinale. Ma probabilmente quel divano non se l’è passata bene.

«Koscielny ha avuto coraggio e lo rispetto — dice Beppe Bergomi, campione del Mondo 1982, che non partecipò a Usa ‘94 per scelta tecnica del c.t. Sacchi — soprattutto perché lui era un titolare e solo l’infortunio gli ha fatto saltare la Coppa. E aumentare la rabbia. Però proprio per questo motivo dovrebbe viverla in modo diverso, perché lui moralmente resta un campione del mondo. Non è facile, me ne rendo conto, ma magari il tempo gli farà cambiare la visione delle cose».

Per adesso «prevale il lato egoista — come ha ammesso lo stesso Laurent — perché avrei potuto far parte di questa avventura e vincere: mi rimarrà in testa per il resto della mia vita». Mentre il c.t. Deschamps, criticato dal giocatore per essersi fatto vivo poche volte dopo l’infortunio, ha incassato col consueto pragmatismo:«Ha sofferto tantissimo, ha molte attenuanti e per noi è stato importantissimo». È stato merito del c.t. se il difensore è salito sull’aereo presidenziale che ha trasportato i campioni del Mondo da Mosca a Parigi. Ma a Koscielny più che un volo, sarà sembrato un incubo.

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16 ottobre 2018 (modifica il 16 ottobre 2018 | 21:37)

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