Molestie e persecuzioni nel palazzo: c’è il reato di stalking condominiale


Questa nuova figura di reato fondata su un’interpretazione estensiva dell’art. 612 bis c.p. (atti persecutori), che disciplina la figura criminosa dello stalking ed stata introdotta dalla Corte di Cassazione con una sentenza del 7 aprile 2011, n.20895. Nel caso sottoposto all’attenzione della Corte, un condomino, con una forte sindrome maniacale, aveva posto in essere una condotta persecutoria le cui destinatarie erano indistintamente tutte le donne che abitavano nell’edificio. Le pedinava e le braccava nell’ascensore minacciandole di morte e le insultava in vario modo. Il suo bersaglio non era, dunque, una singola donna ma l’intero genere femminile residente nel condominio. Secondo la Cassazione, la minaccia rivolta a una persona pu coinvolgere anche altri soggetti e comunque costituisce molestia, come nell’ipotesi di chi minacci d’abitudine ogni persona mentre aspetta ogni mattina nello stesso posto l’autobus al lavoro. Nel caso di specie, l’imputato stato condannato per il reato di stalking ai danni dell’intero genere femminile residente nel condominio, in quanto, bench vittime dirette degli atti persecutori siano state solo alcune donne, il fatto ha generato nelle altre paure e stati d’ansia nell’eventualit di incontrare l’aggressore nell’edificio, costringendole a cambiare le proprie abitudini.

fondamentale rilevare che il reato (penale) di stalking si realizza quando c’ un’offesa a un bene giuridico, che in termini giuridici significa che in questo caso l’oggetto del reato un valore ideale e culturale. Nel reato di stalking il valore tutelato dalla legge l’integrit fisica e psicologica della o delle persone stalkizzate. Pertanto, al verificarsi delle condotte persecutorie, sar sufficiente, per dimostrare il reato, la semplice prova dello stato d’ansia o di timore ovvero la modifica delle abitudini di vita della vittima del reato. In uno dei casi pi emblematici una coppia di coniugi, a causa di precedenti dissapori con il sottostante titolare di un panificio avevano messo in atto azioni di disturbo e molestia alle normali attivit del negozio, versando grandi quantit di acqua dal piano soprastante proprio davanti all’entrata del panificio, spesso proprio quando arrivavano i clienti. Inoltre avevano costretto il negoziante a subire altre molestie, quali il lancio di foglie, rami e altri materiali di scarto sempre dal piano superiore occupato dalla famiglia degli imputati, in prossimit dell’entrata del panificio, cos da diminuirne l’immagine, il decoro e l’igiene. Per queste, la Suprema Corte (sentenza del 14 marzo 2013, n. 11998) ha confermato la pronuncia di condanna per il delitto di cui all’art. 660 c.p. (molestia o disturbo alle persone) stabilendo che la decisione impugnata aveva anche dato atto, in modo adeguato, dei tratti caratteristici della condotta petulante, evidenziandone la sussistenza nel caso in esame. Gli episodi di molestia sono stati plurimi, come riferito dalla persona offesa, sicch corretto appare il richiamo applicativo, in favore degli imputati, dell’istituto della continuazione.

In un’altra circostanza, stata applicata la stessa condanna per molestie continuate ai danni di un condomino che in pi occasioni ha arrecato molestie ai suoi vicini di casa, spiandoli da un terrazzo con vista sull’appartamento, cos da costringerli a chiudere le tende oltre che a subire gestacci, frasi irridenti, sghignazzi e fischi, quando si incontravano sulle scale dell’edificio (Cass. Pen., 15 aprile 2011, n. 15450). Di particolare importanza, la pronuncia posta all’attenzione del Tribunale di Torino Sez. III penale, sentenza 18 maggio 2016. La vicenda riguarda il caso di una coppia omosessuale che, dopo essersi trasferita all’interno di un condominio, stata sottoposta a perduranti e umilianti condotte minacciose e denigratorie da parte di tutto il condominio e, in particolare, da uno dei condomini che stato rinviato a giudizio e poi condannato. In proposito, il Tribunale di Torino ha osservato come la condotta posta in essere dai condomini realizzava in concreto tutti e tre gli eventi previsti dalla norma: stato di paura, timore per la propria incolumit e per quella del convivente, cambiamenti significativi delle proprie abitudini di vita. Il Giudice, infatti, ha ulteriormente osservato che in questo caso il verificarsi di tutti e tre gli eventi non poteva essere messo in discussione alla luce delle testimonianze raccolte, della documentazione agli atti e, in definitiva, dall’epilogo della vicenda, che si conclusa con l’allontanamento della coppia dal contesto condominiale (e addirittura con la rottura della loro relazione sentimentale). In seguito alle vessazioni derivava una maggiore fragilit delle vittime, gi provate dal clima omofobo instauratosi, e quindi una ben pi incisiva forza intimidatrice dei comportamenti del condomino imputato fino all’abbandono forzato dell’appartamento da parte della coppia. Per tali motivi, il Tribunale di Torino ha confermato la condanna per il reato di stalking alla pena di un anno di reclusione oltre al risarcimento dei danni morali e materiali nei confronti delle vittime.

In conclusione, possibile affermare che il reato di stalking condominiale nasce dall’esigenza di punire il comportamento assillante e invasivo nella vita degli altri condomini, con atteggiamenti persecutori e ossessivi che mirano a ridurre la vittima in uno stato di soggezione psicologica causando un perdurante grave stato d’ansia e il fondato timore per la propria incolumit e per quella di altre persone affettivamente legate.


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