Moise Kean il predestinato fa ballare gli azzurri a ritmo di hip hop


Appena si apre uno spiraglio davanti alla porta, Moise Kean ci si tuffa dentro con l’energia di chi ha voglia di spaccare il mondo. E davanti a lui e alla Nazionale si apre subito una storia nuova, quella di un «predestinato» come ripete il c.t. Mancini. Una storia che ha il sapore del futuro e ha la semplicità di un ragazzo del 2000, che ha debuttato dal primo minuto con la giusta serenità e con la naturalezza dei grandi. La stessa con cui balla a ritmo di hip hop dopo il gol: «Io predestinato? Mi alleno con tranquillità e mi faccio trovare pronto — dice Moise —. Sono molto contento, ma questa serata è soprattutto un motivo in più per lavorare: ci sono tanti record ancora da battere e sono pronto a batterli…».

Già, perché il primo millennial a debuttare in A e in Champions ha segnato un gol che nel suo piccolo è già storia, e si infila nel podio tra le reti più giovani segnate con la Nazionale: lo juventino scalza Gianni Rivera dal secondo posto (segnò alla Turchia a 19 anni e 258 giorni) e si installa subito dietro a un altro juventino, Bruno Nicolè (a segno con la Francia a 18 anni e 258 giorni), ma è il primo in assoluto in gare ufficiali. «Ero carico e pronto a sfruttare l’occasione — racconta Moise, che ha avuto la cittadinanza italiana da ragazzino perché i suoi genitori, ivoriani, avevano già il doppio passaporto —. Dove mi mette il mister, io gioco. Credo di aver fatto un buon movimento in occasione del gol e l’ho buttata dentro. È stata una grandissima emozione, ma c’è ancora tanto da lavorare. L’abbraccio con Immobile? Mi ha dato una grande palla, ho segnato anche grazie a lui».

Più che un abbraccio è un tuono, perché Moise travolge Ciro, che pure non è un fuscello. Del resto, il simbolo più usato su Instagram da Kean è quello del gorilla: una forza della natura, con una fame smisurata. Lo juventino, che in campionato ha giocato 98 minuti, parte a sinistra, transita per il centro cercando di scambiarsi posizione con Immobile, poi si installa a destra, dove però resta troppo distante dall’attaccante della Lazio. Mancini mette a rischio il suo ciuffo, sbracciandosi come raramente aveva fatto. Chiede ai due attaccanti di stare più vicini e appena arriva la palla giusta, Kean non tradisce la fiducia del c.t., che gli aveva chiesto «allegria» alla vigilia: «Non è difficile capire giocatori come Moise o Zaniolo, che hanno grande qualità — sottolinea il Mancio —. Kean è devastante, il suo è stato un gran debutto ma ha margini di miglioramento enormi. Può giocare anche con Balotelli». Per adesso Kean si sfila la maglia n. 14 ed esce con la maglia bianca della Finlandia attorno al collo, come un pugile con l’asciugamano. Siamo solo alla prima ripresa, ma il ragazzo ha un pugno che ti stende.

23 marzo 2019 (modifica il 23 marzo 2019 | 23:25)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




http://xml2.corriereobjects.it/rss/sport.xml

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *