Milano-Sanremo, Viviani conosce tutte le trappole: «Sono favorito ma attento a chi può farmi marameo…»


Quando Julian viene al mondo a Saint-Amand-Montrond, affacciato sulla Loira, a Vallese di Oppeano (Verona) Elia ha tre anni e in testa solo tennis, pattinaggio a rotelle e calcio, altro che due ruote. Eppure è con il pizzetto del francese più bollente della stagione che Viviani sabato spartirà colazione, riscaldamento e 290 chilometri di Milano-Sanremo (291 km: partenza alle 10.10 e arrivo intorno alle 17, diretta dalle 14 su Rai2 e dalle 14.30 su Eurosport) : l’ultimo chilometro, il duecentonovantunesimo, ciascuno per sé e il dio del ciclismo per tutti. «Partiamo da super favoriti ma è possibile, se non stiamo attenti, che uno degli altri 173 corridori alla fine ci faccia marameo».

Marameo. Elia Viviani è naso dritto, cosce larghe da pistard (Rio 2016, do you remember?), occhi appuntiti come spilli, pensieri chiari. Dal primo gennaio 2018 ha infilzato 22 vittorie, 4 quest’anno (per un totale di 71 da pro), sempre in corse del World Tour. Alla Tirreno, sul traguardo infuocato di ruote veloci di Foligno, ha dato le spalle a Sagan e Gaviria, gente che oggi mangerà l’asfalto pur di arrivare a giocarsela in volata.


Milano-Sanremo, nove favoriti (più uno) della corsa che cambia una carriera



La classica più imprevedibile


Come si fa a non considerare il Profeta un candidato alla Sanremo edizione numero 110? «Ci sta — risponde lui in una vigilia blindata in cui sta bene attento agli spifferi e alle correnti, perché anche uno starnuto incrinerebbe la bolla in cui è chiuso —. La Tirreno mi ha dato conferme. Ho vinto la tappa più dura, contro gente tosta: non era scontato. Sono pronto».

La serpe in seno, Julian Alaphilippe, ce l’ha in casa. Deceuninck Quick Step schiera l’attacco a due punte, con Gilbert a fare da battitore libero. Vuelta di San Juan, Giro di Colombia, Strade Bianche, Tirreno. Non c’è corsa di questa stagione in cui Julian D’Artagnan Alaphilippe, il meccanico avviato al ciclismo dal cugino Franck, non abbia piantato gli artigli: «Sto bene, ho il morale alle stelle» minaccia scrollandosi il gruppo dalla ruota, perché un’azione sublime e folle come quella di Vincenzo Nibali l’anno scorso sul Poggio, attacco e fuga senza voltarsi indietro a guardare lo sciame di vespe che insegue, può riuscire solo a uno Squalo. Tutto il resto, da che Sanremo è Sanremo, è volata.

Ed eccolo, allora, il mucchio selvaggio che piomba sul mare in cerca del prossimo re. Viviani se lo immagina così. «Julian si muoverà sulle salite, risponderà agli attacchi. Io non posso seguire chi scappa sul Poggio». È lì, ai 160 metri d’altitudine a cui Nibali scavò la differenza col mondo, che i nemici proveranno a spaccare la Quick Step, sbriciolandola in frammenti, isolando Elia. «La mia Sanremo è allo sprint, non ci sono alternative. Avrò accanto il fedele Richeze, che mi piloterà verso la volata. Uno schema collaudato».

Non si segnalano nubi sul percorso, e nemmeno nei rapporti tra Viviani e Alaphilippe. Rispetto tra rivali, che indossano la stessa maglia. Ma se c’è una corsa che può scardinare qualsiasi amicizia, quella è la Sanremo.

«Dovremo collaborare, saremo presenti l’uno per l’altro, siamo motivatissimi» dice Elia. «Non mi sono mai sentito così forte di testa — risponde Julian —, e fisicamente sono più solido. La Sanremo è una gara speciale, nel 2017 sono arrivato terzo dietro Kwiatkowski e Sagan. Per esperienza so che alla fine, quando tutti vogliono vincere e uno solo ce la fa, saranno i pensieri che ti frullano per la testa a fare la differenza».

Interessante teoria. Occhio a Gaviria, corroborato dalla Tirreno, e a Peter Pan Sagan, che corteggia la Classicissima dalla prima stagione da pro. Viviani non sottovaluta nessuno: «Sagan è pericoloso anche se dice di non essere in forma, il più completo tra i velocisti è lui. E se Kristoff aiuta Gaviria, saranno difficilissimi da passare come negli Emirati. Ma la Sanremo si lega molto anche alle situazioni: io ho vinto tanto però questa corsa mi manca. E dall’anno scorso di volate ne sbaglio poche».

Alaphilippe il funambolo, amatissimo in Francia, cui il cross degli inizi ha regalato doti da equilibrista. Viviani sprinter classico, mai così vicino alla meta («Dalla Tirreno, l’anno scorso, ero uscito pieno di dubbi»). Stranieri (58 vittorie, Merckx recordman con 7) battono italiani (51, il primato è di Girardengo con 6) nella corsa che ti cambia la vita. Un campione d’Italia non vince con il tricolore addosso da Fausto Coppi: correva il 1948. Su una cosa sono d’accordo: «Serve la volata perfetta». Vietati gli starnuti, ammesso un pizzico di cabala. Appuntamento in fondo a Via Roma, al bivio per la storia.

22 marzo 2019 (modifica il 22 marzo 2019 | 21:45)

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