Milan, Piatek assomiglia a Batistuta: sparisce, ma poi tende l’agguato


Il primo vantaggio di Piatek che non ha un fisico simmetrico. Ha il tronco lungo, le gambe concentrate, trova equilibrio nella potenza che sotto scatto producono i muscoli delle cosce (enormi). Rocco lo diceva spesso, diffidate degli attaccanti troppo belli perch saranno spesso normali. Non avranno movimenti scoordinati, quelli veri che portano al gol. Prati era uno che sembrava sempre cadere. Riva ondeggiava e sapeva quasi ciabattare il pallone, tirava spesso sbilenco pi che di forza.

Piatek non normale secondo l’antico parametro. Piatek come la grande idea di Einstein, acquista massa con l’energia, si trasforma correndo. E ha tempi strettissimi nel farlo, quasi musicali. Il modo in cui si fermato e tornato indietro all’inizio del secondo gol lasciando stupito e lontano uno come Koulibaly, avviene solo se hai musica nei muscoli, se sai abbinare il tempo alla forza. Koulibaly nemmeno reagisce, non si accorto di niente. Era caduto nella normalit di Piatek, non nella sua.

Quel secondo gol risponde anche ad un’altra domanda: a chi assomiglia Piatek? Credo a Batistuta. Il secondo gol di Piatek era un classico di Batistuta: rientro di destro sulla fascia sinistra e tiro di mezzo giro, preciso e potente. Anche la velocit raggiunta in pochi metri somiglia a quella di Batistuta. Essere pesanti ma accelerare con leggerezza porta vantaggi enormi perch aggiunge sorpresa allo scatto. Non ti aspettano anche sul breve i difensori.

(Ap)
(Ap)

Il vantaggio di Batistuta su Piatek che l’argentino era anche proporzionato, quasi scultoreo, portava paura e fascino insieme. Il difensore subiva la somma del carisma. Piatek 183 centimetri per 77 chili, Batistuta 185 per 73. Piatek ha cominciato segnando, Batistuta ha imparato pi tardi, ma non ha mai smesso. All’et in cui Batistuta venuto in Italia, Piatek ha gi segnato 61 reti in 150 partite. Medie altissime dovunque si sia giocato.

C’ un’altra particolarit importante che lo avvicina a Batistuta, la rapidit con cui si accende, la sincronia con cui lo fa. Quasi non pensasse, avesse la capacit di agire subito insieme al pallone. Questo vuol dire avere tecnica spontanea, nessuno te lo pu insegnare. Significa pensare anche con i piedi. Batistuta aveva questa qualit, se ce l’hai prendi sempre in contropiede il tuo avversario. una diversit che paghi in qualche altra parte di campo, in altri momenti di partita. Sono attaccanti questi che non possono essere sempre dentro la partita, la loro gara spesso un agguato, scompaiono per riapparire, hanno bisogno di pause. Ma la continuit nel gesto pericoloso, senza polvere, quello che li rende unici. Bisogna avere il coraggio di esporsi. Fateci caso: Piatek non tira mai diritto, ha sempre una differenza, anche davanti al portiere, anche davanti all’ovvio. Non mai lo stesso gol.


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«Sono nato pronto, ve lo avevo detto»


Questo tipo di attaccanti rischia continuamente l’errore perch cerca l’eccesso, la diversit ultima. Il primo gol al Napoli un errore di Maximovic, ma Piatek piazza comunque la palla, non la calcia e basta. Non prova una differenza egoista come lo scavetto, decide di spiazzare il portiere da solo, con la traiettoria, la cosa pi difficile da trovare nel calcio. Ne riparleremo, naturalmente, non nato ancora un imperatore, ma qualcosa di estremamente interessante s. Vale la pena studiarlo bene.

Il bello di Piatek che il suo talento non dovrebbe dipendere dallo schema degli avversari. chiaro che preferisce il campo aperto, ma impressionante anche nello scatto breve, quello da area piena di gente. La sua esatta equazione che il controllo equivale al tiro, cio tutto avviene nello stesso tempo. Ed l’equazione del gol che solo pochissimi al mondo sanno risolvere, oggi solo Ronaldo e Messi, forse Salah e Suarez. A onor del vero qualcosa del genere sapeva fare anche l’Higuain del Napoli, anche di lui Piatek mantiene qualcosa. Ma sembra gi una storia molto lontana.

30 gennaio 2019 (modifica il 30 gennaio 2019 | 22:59)

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