Milan-Napoli, S. Siro fa pace con Koulibaly e festeggia Ancelotti


MILANO La bellezza di essere fischiati, ma in misura standard, non un decibel in più né uno in meno rispetto alla razione destinata a tutti i giocatori del Napoli. Le anime belle che volevano dare un segnale e applaudire Kalidou Koulibaly a ogni tocco di palla o, almeno, allo scandire del suo nome prima della partita, non sono state seguite: le logiche del tifo hanno prevalso, ed è un peccato, però anche questa obbligata, e democraticamente distribuita, ostilità aiuta a riportare tutto nella normalità e a chiudere (forse) la ferita.

La bellezza di essere applauditi da tutto uno stadio, che ti considera, e non potrebbe essere diversamente visto tutti i trofei e tutto l’affetto che hai lasciato, uno di casa: così il nome di Carlo Ancelotti viene scritto sugli striscioni e cantato nei cori, alternato a quello dell’allievo che ora siede, con merito, sulla panchina del Milan: Rino Gattuso, uno che Ancelotti ha sempre saputo avrebbe fatto l’allenatore (a differenza dell’altro allievo, Shevchenko, che lo interroga in tv: «Tu sì che sei stato una sorpresa, Andriy…»).

Erano due ritorni, in qualche modo. San Siro (rossonero) fa pace con Koulibaly, San Siro (rossonero) riaccoglie per la prima volta da avversario Carletto suo. Ma se Koulibaly esce senza dispiaceri, c’è qualche spina nella serata di Carletto che avrà fatto schizzare in alto lo spread del sopracciglio. La prima gliel’ha data il suo Napoli, che non ha sfruttato tutta la qualità messa in campo dall’inizio: «Il primo tempo è stato troppo soft, il nostro ritmo troppo blando, dovevamo spingere di più. Il secondo è andato un po’ meglio». Un’altra, quella che dà più fastidio a lui e al Napoli, arriva dall’arbitro Doveri che lo espelle quando mancano 30 secondi al fischio finale, dopo che il secondo rosso (ingiusto) a Fabian Ruiz ha acceso un po’ gli animi. «Mi è scappata una parolaccia, non so neanche se al mondo d’oggi lo è, un c…o, che non era di sicuro rivolta all’arbitro». Che, si desume, sia stato un po’ fiscale. «Adesso ci manca pure che mi squalifichino…».

Un’altra spina c’era stata subito in avvio con il coro della curva contro Napoli e i napoletani, quello diventato di prassi, che per i regolamenti è discriminazione territoriale, che per il ministro dell’Interno è uno sfottò, ma che continua a urtare molti. Tra cui Carlo Ancelotti. Che però non è in vena di amareggiarsi e preferisce soffermarsi sulle cose positive. «Rispetto alla gara con l’Inter è stato tutto un altro ambiente — dice —: bello, emozionante per me, corretto per Koulibaly, è successo quello che deve avvenire dentro un campo di calcio, quindi un plauso a tutti i tifosi di San Siro. D’altronde io qui ho passato momenti bellissimi. Non vorrei mai giocare contro il Milan e purtroppo capiterà anche martedì».

Quando sarà un’altra storia, con Allan in campo da una parte, l’attesissimo pistolero Piatek titolare dall’altra e San Siro tornerà ad accendersi. Finalmente in pace, con la stessa aria di casa e magari (sognare non costa nulla) anche senza quel coro.

26 gennaio 2019 (modifica il 26 gennaio 2019 | 23:41)

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