Milan-Napoli, Gattuso: «Piatek? Sembra Robocop. Higuain? Per giocare bisogna correre e far fatica»


Sarà una partita dai mille risvolti, emozionali e tecnici. Innanzitutto tornerà a San Siro Carlo Ancelotti, l’eroe dell’epopea delle Champions del decennio scorso, un maestro per tanti e un punto di riferimento per Gattuso. «Carlo non si può imitare altrimenti si rischia solo di far danni», commenta l’allenatore dei rossoneri. «Nessuno come lui sa gestire gli spogliatoi, è una dote che hai dentro o no. Sa entrare nella testa dei giocatori. Non si può fare copia e incolla dal suo modo di essere se certe qualità non le possiedi. Se ho fatto la carriera che ho alle spalle è grazie a lui. Magari mugugnavo se mi metteva quarto di destra ma per come me la incartava lo accettavo».

Il Napoli non ha convocato Allan – «ma Carlo ha l’imbarazzo della scelta, non sono messi male comunque, eh», sottolinea Rino – ma in compenso proporrà in difesa il gigante Koulibaly. A San Siro son previsti più di 60 mila spettatori -è stato aperto anche il terzo anello- e Gattuso, dopo i buu interisti al giocatore dei partenopei immagina dal pubblico rossonero una prova di grande civiltà. «La gente di San Siro ha sempre applaudito i grandi campioni. Non mi aspetto nulla, ho sempre visto grande fair play e perciò sono tranquillo. Siccome gli imbecilli che si lasciano andare a gesti del genere sono pochissimi, voglio vedere 60 mila persone che applaudono».

Sarà la prima sfida in casa per Paquetá, finora utilizzato solo a Marassi in coppa Italia, in Arabia in Supercoppa e di nuovo a Genova contro la squadra di Prandelli. «È un brasiliano atipico, infatti l’ho messo subito in campo e non ha sofferto l’emozione del debutto». Non ha per ora sciolto le riserve se far esordire dal primo minuto Piatek, l’uomo dagli occhi di ghiaccio e dalla voglia feroce di imporsi anche a Milano. «È di poche parole, sembra Robocop. “Voglio fare gol e spaccare tutto”. Gli piace attaccare la profondità, ma è arrivato qui con grande entusiasmo. È stato accolto da tutti con affetto e ciò lo ha colpito. Sostituendo Higuain con lui abbiamo in più un giocatore che ha grande desiderio di affermarsi».

L’argentino è già confinato nell’album dei ricordi. «Di Gonzalo non voglio più parlare, ha fatto le sue scelte. Forse anch’io avrei potuto metterlo nelle condizioni di esprimersi al meglio. Ha sofferto la pressione dei media nei due mesi in cui non ha segnato. Ma è normale che la stampa ti massacri se in passato hai sempre realizzato caterve di gol. Poi certo il fatto che sia stato messo in dubbio il suo riscatto se non si fosse arrivati quarti ha inciso. D’altra parte il rigore sbagliato e l’espulsione nella gara con la Juve hanno inciso. C’è chi dice che si fosse lamentato per i carichi eccessivi di lavoro in allenamento. Ma tutti lo fanno. Per giocare bisogna correre e far fatica», conclude Gattuso. C’eravamo -neanche- tanto amati.

25 gennaio 2019 (modifica il 25 gennaio 2019 | 16:00)

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