Milan-Juve e l’espulsione di Higuain: “Non siamo robot”


MILANOSpinge via tutti. Gonzalo Higuain vuole cadere da solo. Solo con troppi avversari da battere tutti assieme: l’attaccante più forte del mondo che gli ha tolto il posto due volte (una a Madrid e una a Torino), la sua ex squadra «che mi ha cacciato, no? lo dicono tutti», frustrazioni, fantasmi, rivendicazioni, quel sentimento di torto subito, che ti rode dentro lasciandoti senza lucidità.

Spinge via Kessie dal dischetto del rigore ed è stata la prima pessima idea di una serata da manuale dell’autolesionismo. «Ma me la sentivo… Ho tirato il mio solito rigore, Szczesny mi conosce, ed è partito prima, ma i rigori li sbaglia chi li calcia». Spinge via gli ex compagni della Juve, dopo che ha urlato di tutto in faccia all’arbitro, che non può far altro che cacciarlo. «Mi ha fatto piacere siano venuti a contenermi, avevamo un bellissimo rapporto, non ho scelto io di andare via dalla Juve». Spinge via Cristiano Ronaldo che provava a calmarlo e che a fine partita può anche permettersi di essere altezzosamente misericordioso: «Gli ho detto solo di non esagerare. Ma non va punito, non ha detto niente di grave». Spinge via i suoi compagni attuali, mentre esce con le lacrime agli occhi e la maglia sulla faccia, in piena crisi di nervi, attraversando il campo, la palude dello Stige che intrappola gli iracondi.

Max Allegri, che da condottiero navigato conosce i suoi uomini, ha mandato in panchina Leonardo Bonucci, capitano rossonero da attimo (molto) fuggente: sa bene, Max, che quando il suo difensore è troppo carico rischia di finire fuori giri. Higuain non può certo stare in panchina in questo Milan. «Non c’ho mai pensato, per noi è imprescindibile», dice infatti Gattuso. Lo è, a patto di pacificare quella malsana voglia di rivalsa che lo ha già tradito tante volte. Su quel maledetto calcio di rigore, intanto.

Gli juventini si ricordano la gara di Champions contro il Tottenham, quando Higuain segna due gol, ma sul 2-1 sbaglia il rigore e gli inglesi poi pareggiano. Gli argentini non dimenticano quello sbagliato nella finale di Coppa America contro il Cile. E i napoletani ricordano bene i 4 falliti su 9, compreso quello, contro la Lazio, che costa la Champions. Soprattutto, in quella scenata all’arbitro, che vuole dire almeno due giornate di stop. Il Pipita poi lo capisce e va a scusarsi con tutti, in privato con i compagni e con l’arbitro, e poi davanti alle telecamere: «Chiedo scusa, perché siamo da esempio per i bambini, mi prendo la responsabilità, non deve succedere più. L’arbitro però dovrebbe capire il momento. A volte è difficile gestire le emozioni, stavamo perdendo, avevo sbagliato un rigore, giocavo contro la mia ex squadra. Non è una giustificazione, ma siamo uomini. Io me la prendo troppo, ma sono fatto così, è difficile cambiare». Gattuso si augura che un po’ di lavoro su se stesso sia ancora possibile. «Deve concentrarsi di più sulla partita e sbroccare di meno». Perché forse lo sarà sbagliare un rigore, ma questo no, non è affatto un particolare per giudicare un campione.

12 novembre 2018 (modifica il 12 novembre 2018 | 09:49)

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