Milan, Inter: a voi l’Europa. Gattuso sul chi va là: «Loro non sono morti». Spalletti: «Noi siamo all’altezza»


Gattuso non si fida: Queste partite lasciano una traccia

Goleador Krzysztof Piatek (Ansa)
Goleador Krzysztof Piatek (Ansa)

A notti cos, potendo scegliere, sarebbe sempre meglio arrivarci da sfavoriti. Fare cambio no, per carit, sempre meglio stare davanti che dietro, anche di poco, ma davanti, per certi notti rincorrere aiuta, forse perch da dietro la visuale migliore, o forse solo una questione di testa, di sensazioni, di pancia. Solo che non si pu scegliere: le 5 vittorie consecutive e quel punto in pi in classifica, 51 contro 50, assegnano d’ufficio al Milan i favori del pronostico, come dicevano gli allibratori di una volta. Il ruolo di underdog, come dicono invece gli allibratori di oggi, tutto dell’Inter. Effetti collaterali della Milano capovolta, con i protagonisti che a un girone di distanza si sono scambiati i ruoli: chi scappava insegue, chi rideva piange, chi rischiava saldo in sella, chi sognava ha gli incubi. Ma un derby un derby. D e toglie. Ti pu mandare sotto terra ma anche far risorgere. E Gattuso, che come allenatore sar un giovanotto ma alle spalle vanta qualcosa come 500 e passa partite da professionista da calciatore, lo sa: L’Inter non morta, io non ci casco.

inquieto, Rino. Da Milanello lo dipingono come pi pensieroso del solito, pi silenzioso, perfino pi scaramantico. da giorni sul chi va l, raccontano, come uno che sente l’avvicinarsi del nemico che si prepara a zomparti alle spalle, in silenzio, ferito, ma vivo. Per questo Gennarino dosa anche le parole, pi del solito. Non vuol sentire parlare di rivincite, n personali n di gruppo. L’andata andata, il passato passato. Occhio alle trappole, piuttosto: Queste sono partite che possono lasciare una traccia mette in guardia il tecnico, che nei giorni scorsi si rinchiuso a Carnago per studiare il piano Champions per volare a +4 e consolidare il terzo posto. Aveva un dubbio fra Bakayoko e Biglia in regia: con ogni probabilit giocher il primo.

cambiato, il suo Milan. Non ruber l’occhio, non avr pi la fluidit di palleggio dei primi due mesi di campionato, che spesso diventava controproducente. Rispetto ad allora ha acquisito una caratteristica diversa e marcata: vincente. Anche se non gioca bene, soprattutto quando non gioca bene. E a due mesi dalla fine della stagione quello conta, la primavera non pi tempo di teorie. Non c’ casualit dietro alla striscia aperta di 10 gare senza sconfitte, e nemmeno dietro agli sbalorditivi numeri di una difesa oggi fra le migliori d’Europa: 3 gol a carico nelle ultime 10 uscite. Se poi l davanti hai Piatek , tutto risulta pi facile. Dietro di lui ci sar come al solito Suso, largo sulla destra, da esterno, non da trequartista come invece vorrebbe l’ex presidente Berlusconi, secondo il quale con quella mossa il Milan vincerebbe con diversi gol di scarto.

Nessuna risposta nel merito da parte di Gattuso, al quale invece scappata una battuta significativa su Icardi, il fantasma di questa notte, Icardi, il giustiziere di ottobre: Noi qui ci diciamo le cose in faccia, lo spogliatoio sacro. La verit che il Diavolo il suo problema, anzi il suo errore, l’ha risolto in tempo, sbarazzandosi di Higuain e i suoi capricci prima che fosse troppo tardi. A volte basta una mossa per passare da sfavoriti a favoriti, per ribaltare il destino, per capovolgere una citt (Carlos Passerini).

Spalletti cerca la scossa: Dimostriamo di essere all’altezza

 Atteso Ivan Perisic (Epa)
Atteso Ivan Perisic (Epa)

In una guerra di posizioni, l’Inter guadagna terreno senza sparare un colpo. Da minaccioso nemico, la Roma si trasforma in prezioso e inaspettato alleato di Luciano Spalletti. La sconfitta dei giallorossi con la Spal una manna, una fetta di dolce serenit per il tecnico: comunque andr oggi il derby, i nerazzurri si terranno il quarto posto e, di conseguenza, l’allenatore non ha nulla da temere.

Completato il Triplete di eliminazioni (Champions, Coppa Italia, Europa League), l’Inter deve rialzarsi e non bucare lo scontro con il Milan. La vittoria della Spal ha per moltiplicato le opportunit. Non si gioca pi solo per riscattarsi e cercare il sorpasso, vincere significa scavare un solco con il quinto posto e arrivare alla sosta con meno ansie e fantasmi.

La differenza con il Milan alla fine di un punto, non granch. Siamo all’altezza di una partita cos, sottolinea Spalletti. Si rovesciato il mondo rispetto all’andata, quando nel mirino c’era Rino Gattuso, e in attacco i totem Icardi e Higuain, rimpiazzati ora dalla nuova coppia Lautaro-Piatek. L’ex capitano nerazzurro resta uno scomodo convitato di pietra. Dal 14 febbraio non pi sceso dal lettino delle terapie al ginocchio, la sua presenza (da spettatore, vista la non convocazione) in forte dubbio stasera a San Siro. Il bomber ha per ritrovato la parola via social, postando una sua foto nella sua classica esultanza: mani dietro le orecchie, fascia al braccio e sullo sfondo la sagoma dello stadio. Da un mese ormai fuori da tutto, la settimana della sosta sar decisiva: o rientra o non lo far pi. Spalletti evita l’argomento, non si fa stuzzicare neppure dalle parole di Massimo Moratti. Per il bene dell’Inter mettete da parte i vostri motivi del cavolo, il richiamo dell’ex presidente. Il tecnico non si fa riportare nell’arena, lascia cadere l’argomento con un controllatissimo ogni volta che incontro Moratti mi emoziono. Nessuna polemica diretta e no. Puntualizzazioni sparse, s. A Borja Valero, Keita, Perisic ho chiesto uno sforzo per esserci contro l’Eintracht, non posso chiedere di pi. Come dire, c’ chi si sacrifica e si pu star certi che i giocatori l’Inter non la lasceranno mai sola. Libera interpretazione, sia per chi vuole leggerci un richiamo a Icardi o sia per chi solo un tentativo di caricare il gruppo.

Sar il derby di Lautaro, chiamato a raccogliere un’eredit pesante. L’ex capitano Icardi sar pure un reprobo, un cattivone, per gli ultimi quattro gol nei derby di campionato li ha firmati tutti lui e pure la vittoria dell’andata che lanci i nerazzurri a +7 sul Milan. Per una volta viene risparmiata la liturgia della partita non decisiva: lo eccome. Pu lasciare delle scorie. C’ margine per non farla diventare decisiva, ma chiaro che pu creare delle complicazioni di convinzione, di gestione. Quindi proviamo a vincerla, concede Spalletti.

Perdere magari non far scattare l’esonero, per incupirebbe ancor pi l’ambiente, azzopperebbe la corsa Champions, obiettivo minimo stagionale e ultimo rimasto. Vincere darebbe un’altra luce, soprattutto concederebbe una tregua a Spalletti, a Icardi, a Marotta, all’Inter e soprattutto al suo autolesionismo (Guido De Carolis).

16 marzo 2019 (modifica il 16 marzo 2019 | 22:35)

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