Milan, caccia alla talpa: quella volta che Fassone fece controllare telefoni e tablet dei dipendenti


Caccia alla talpa. Con controlli di tabulati telefonici, email e persino pedinamenti per scoprire chi, all’interno del club, faceva uscire notizie riservate. C’ stato anche questo nella incredibile stagione cinese del Milan, conclusasi – va ricordato – con un mistero ancora irrisolto: un proprietario, Yonghong Li, che ha perso un investimento di circa un miliardo per soli 30 milioni, lasciando cos il Milan al fondo Elliott.

La breve era del Milan cinese

La causa di lavoro

Ma dalla causa di licenziamento dell’ex a.d. Marco Fassone che emergono nuovi particolari di cosa sia stata quella stagione, di quale clima si fosse creato e quali battaglie (anche mediatiche) si siano combattute sulla pelle del Milan. Al Tribunale del lavoro di Milano, infatti, si svolta la prima udienza tra il Milan (difensore Claudio Morpurgo) e il dirigente (avvocato Francesco Rotondi), che chiede l’annullamento del licenziamento per giusta causa. Il giudice ha rinviato a fine gennaio, invitando le parti a trovare una conciliazione. Tra le contestazioni del club a Fassone per giustificare il licenziamento (oltre al business plan delle attivit in Cina troppo ottimistico e al clima in azienda) ci sono proprio le indagini interne avviate per scoprire la talpa, indagini che portano anche a pedinare quattro giornalisti per tre giorni. Il Milan non ha voluto commentare la vicenda, neanche attraverso i suoi avvocati.

Caccia alla spia

Siamo tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. Fassone sta cercando un nuovo finanziamento per poter rimborsare il fondo Elliott dei 380 milioni prestati a Yonghong Li e al Milan. Se Li non li versa entro ottobre perde il Milan, cosa che puntualmente poi accadr, ma con qualche mese di anticipo. Li gi un mistero, mille dubbi nascono su di lui. In quei giorni sui giornali pieno di indiscrezioni e di notizie sullo stato delle trattative per il rifinanziamento. Si contatta il fondo Highbridge, che poi si tirer indietro. Successivamente un altro mandato viene affidato a Merrill Lynch. Secondo Fassone le fughe di notizie, con informazioni riservate sullo stato delle trattative, danneggiano i colloqui con le banche e gli operatori finanziari. Il clima sicuramente teso. Cos prima manda email di avviso (del tipo non parlate coi giornalisti) poi decide di avviare un’indagine dando mandato all’agenzia investigativa Carpinvest. Che si mette a controllare telefonini e tablet dei dipendenti, per cercare di capire se qualcuno aveva inserito dei malware, insomma se erano controllati, e per vedere, dalle email e dai tabulati telefonici, se risultavano contatti coi giornalisti.

Nessun colpevole

L’iniziativa, ricorda l’avvocato Rotondi, oltre a rientrare nell’alveo delle indagini difensive, era stata concordata e autorizzata dal consiglio di amministrazione, nel quale Elliott era gi rappresentato (per esempio c’era l’attuale presidente Paolo Scaroni), e non c’ traccia, nei verbali delle sedute dei cda, di alcuna contestazione. Sar il tribunale a verificare se cos. Al cda, poi, venne chiesta anche l’autorizzazione a perseguire penalmente chi si era reso responsabile delle fughe di notizie. E’ sorprendente che qualcuno critichi l’atteggiamento di difesa della societ quando anche oggi i giornali pubblicano atti processuali, il commento dell’avvocato Rotondi. Quell’indagine comunque non port a niente: nessun dipendente del Milan era in contatto coi giornalisti.

23 dicembre 2018 (modifica il 23 dicembre 2018 | 12:23)

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