Mick Schumacher:  «Il cognome può avermi reso le cose più facili, ma in macchina sei solo» 


Quando tuo padre è Michael Schumacher e tu decidi di correre su una monoposto, i confronti con la leggenda tedesca della Formula Uno, che da dicembre del 2013 è bloccato in un letto a causa di un terribile incidente sulle piste di sci, sono pressoché inevitabili.

Il confronto

Ma il 19enne Mick non ha paura di raffrontarsi con un mito «perché mi paragono sempre con il migliore e mio padre è il migliore ed è anche il mio idolo», ha detto nel corso del documentario “Schumacher: la prossima generazione”, trasmesso lo scorso weekend dalla tv tedesca Rtl. Vero,quel cognome così famoso può avergli inizialmente aperto le porte dell’automobilismo e reso le cose più facili, «ma alla fine sulla macchina ci sei seduto da solo», ha ammesso il primogenito del sette volte campione del mondo, che fu anche il primo ad incoraggiare il figlio quando capì che quest’ultimo voleva correre sul serio. «Andavamo sulla pista di Kerpen nei giorni in cui era chiusa e ci lasciavano girare lì – ha continuato infatti Mick – e una volta papà mi chiese se volevo diventare un pilota professionista o se invece volevo correre solo per divertimento, a livello di hobby, e io gli risposi che volevo farlo a livello professionistico».

27 novembre 2018 (modifica il 27 novembre 2018 | 15:01)

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