Maratona di Parigi: Clémence Calvin, l’«Indiana Jones» accusata di doping, può correre: vizio di notifica


Come nei migliori 007 della storia del cinema, anche la saga della maratoneta francese Clmence Calvin, arrivata sabato al terzo episodio, riserva infiniti colpi di scena. Riassunto delle stagioni precedenti. Nel primo atto, datato 27 marzo, la Calvin (una delle migliori specialiste non africane sulla distanza dei 42 chilometri, seconda gli Europei di Berlino nel 2018, personale di 2h26’28”) viene braccata e accerchiata al mercato della frutta di Marrakech, Marocco, da tre emissari dell’Agenzia francese per la lotta al doping (Afld) che da mesi cercano di sottoporla a un controllo a sorpresa visti i parametri a dir poco bizzarri del suo passaporto biologico, diversi controlli mancati e la sua cronica assenza nelle locit di allenamento indicate nel protocollo di localizzazione Adams. Calvin ama trascorrere (come tanti atleti europei) lunghi stage di allenamento in localit isolate del nord Africa.

I tre agenti antidoping le intimano di seguirla per un prelievo di urine, lei, bimbo di due anni in braccio, si fa aprire la strada a spallate dal nerboruto marito (Samir Dhamani, mezzofondista anche lui) e fugge da controllori e controllo. La storia finisce sui giornali grazie da una fuga di notizie, amplificata dalla televisione pubblica francese. La Calvin era in Marocco per preparare la maratona di Parigi del 14 aprile, di cui era la protagonista annunciata. L’ipotesi dell’Agenzia che si stesse caricando di Epo al riparo da ogni verifica nel periodo in cui l’ormone rintracciabile ai controlli.

Atto secondo, gioved scorso. Sospesa dall’attivit agonistica in attesa del processo per doping, Clmence organizza una conferenza stampa nello studio del suo avvocato parigino, raccontando di essere stata aggredita con violenza dai tre controllori che aveva scambiato per potenziali rapitori del figlio. La Afld convoca una contro conferenza, smentisce sdegnata le accuse e annuncia querele e un appesantimento della pena al grido di chi calunnia dei pubblici ufficiali commette un fatto grave quanto il doping. Nel frattempo, non proprio tempestivamente, gli investigatori dell’Oclaesp (l’equivalente dei nostri Nas, che non vanno d’amore e d’accordo con la Afld) perquisiscono la casa della Calvin in Provenza senza per trovare alcuna traccia di prodotti dopanti.

Ma il terzo atto della vicenda quello che colpisce di pi. Sabato mattina, investito di un ricorso urgente da parte dell’atleta, il Consiglio di Stato francese annulla la sospensione della Calvin e la riammette d’ufficio alla Maratona di Parigi (che con 60 mila partenti si candida ad essere la pi affollata della storia) che si corre meno di 24 ore dopo. Il Consiglio non entra nel merito della vicenda dopante ma spiega che la sospensione da parte dell’Agenzia stata comunicata cos tardi alla Calvin, rispetto alla data della presunta violazione, da negarle ingiustamente ogni diritto a un ricorso o alla difesa. Il Consiglio stabilisce anche che alla donna spettino anche 3.000 euro di risarcimento. L’Agenzia incassa il colpo e domenica mattina – con gli occhi di tutta la Francia puntati addosso e (probabilmente) con i nervi a fiori di pelle – Clmence Calvin dovrebbe correre la 42 chilometri pi difficile di tutta la sua carriera. Sono molto contenta che si stia facendo giustizia – ha dichiarato la vice campione d’Europa – perch il dossier dell’Agenzia Antidoping pieno di irregolarit. La quarta puntata della saga attesissima.

13 aprile 2019 (modifica il 13 aprile 2019 | 16:00)

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