Mancini, controllo qualità all’Italia: battere il Liechtenstein non basta, vuole anche il bel gioco


Nello stadio dove vent’anni fa segnò di tacco uno dei gol più belli della sua carriera, Roberto Mancini è pronto a fare il «controllo qualità» alla sua Italia. Perché vincere non basta, la Nazionale deve anche convincere nel gioco e costruirsi una vera identità. «E questo succede quando si affrontano tutte le partite con lo stesso atteggiamento, che siano contro il Brasile o contro il Liechtenstein come questa sera — sottolinea il Mancio —. Abbiamo il nostro gioco, che ci deve accompagnare fino all’Europeo, ma se vogliamo davvero mostrare qualcosa di diverso, allora dobbiamo lavorare ancora molto e non perdere il filo logico durante la partita. Anche per far in modo che la gente si affezioni ancora di più a questa squadra».

Nell’attesa di qualcosa di più bello e più grande però la luna di miele continua a gonfie vele: dopo Udine, anche Parma risponde con uno stadio pieno (diciottomila biglietti venduti), perché l’Italia giovane di Kean e Bernardeschi, di Zaniolo, Barella e Donnarumma è una creatura che piace per quello che fa, ma soprattutto per quello che potrà fare, per i margini di crescita che si intravvedono. Mancini incassa — con una battuta — anche i complimenti di Arrigo Sacchi, che lo lasciò a casa dal Mondiale ’94 per un’uscita notturna dal ritiro di New York: «Arriva con 24 anni di ritardo…».


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Idee chiare


Anche grazie alla sua esperienza da calciatore di smisurato talento, mai del tutto espresso in Nazionale, il c.t. sembra l’uomo giusto per gestire le aspettative, i turbamenti e gli alti e bassi di un gruppo giovane, come Moise Kean: «Questa Nazionale in effetti assomiglia a lui: farà degli errori, ma deve crescere, lavorare e migliorare. Moise come tutti i ragazzi si deprime o si esalta come in questo momento, ma è tutto nella norma».

Nella sua undicesima partita il c.t. è pronto a lanciare il sedicesimo debuttante, Gianluca Mancini dell’Atalanta, al posto di Piccini del Valencia, tornato a casa per un infortunio. Il via vai di facce nuove in effetti è ancora notevole. Rispetto alla vittoria un po’ laboriosa contro la Finlandia, Mancini è pronto a cambiare fino a sette giocatori: i dubbi sono in porta, con Sirigu in vantaggio su Donnarumma e nel tridente dove il ballottaggio è tra Bernardeschi e Politano. Per il resto, spazio a Romagnoli al posto di Chiellini, Spinazzola per Biraghi, Sensi per Barella, Quagliarella per Immobile.


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Il suo gruppo


«Servono piedi molto buoni, per scardinare una squadra che punterà a difendersi a oltranza» spiega Mancini. Il Liechtenstein, che occupa il posto numero 184 del ranking Fifa, ha perso al debutto in casa contro la Grecia (2-0) ma col nuovo c.t. islandese Kolvidsson sembra un po’ meno peggio di quello battuto dagli azzurri sotto la gestione Ventura con un 9-0 complessivo in due partite. Nella Nazionale del Principato gioca anche uno dei due figli di Mario Frick, ex di Siena e Verona. Si chiama Noah Zinedine, come il tennista francese (l’altro figlio si chiama Yannick…) e ovviamente come il grande Zizou. Considerati i gol che faceva il Mancio, per brevità si poteva anche chiamare Roberto.

25 marzo 2019 (modifica il 25 marzo 2019 | 22:46)

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