Malinovskyi, la nuova scoperta del Genk dopo De Bruyne e Milinkovic –


ROMA – L’attrazione a Genk, fino a qualche tempo fa, era soprattutto il Bokrijk, maestoso museo medievale a forma di labirinto, ricavato all’interno di un bosco, con le sue antiche miniere e le case con i mulini. Ora la città belga, che si ritrova nei week-end alla Luminus Arena (quasi 25.000 posti), è diventata a sorpresa una delle nuove capitali del calcio che si nutre di idee e intuizioni: la risposta agli sceicchi e ai petrolieri. Ha lanciato e valorizzato tanti giovani, realizzando plusvalenze e ricchi affari. Il Genk ha appena trent’anni di storia e nel suo stemma ha il ritratto di un indiano. Ha scoperto Kevin De Bruyne (Manchester City), Thibaut Courtois (Real Madrid), Kalidou Koulibaly (Napoli), Sergej Milinkovic-Savic (Lazio) e Leon Bailey (Bayer Leverkusen). Una lista ampia, estesa, di cui fanno parte anche altri giocatori che ora hanno un contratto importante: da Christian Benteke (Crystal Palace) a Omar Colley (Sampdoria), da Wilfred Ndidi (Leicester) a Timothy Castagne (Atalanta). Un’azienda di successo, quella del Genk, guidato dal presidente Louis Croonen, laureato in giurisprudenza, un master in diritto europeo, Ceo di diverse società che spaziano dal mondo finanziario al settore della moda. 

IL PRINCIPIO – Conti in regola e una gestione economica moderna: il Genk ha saputo trasformare in oro il suo vivaio, cresciuto in modo esponenziale grazie al lavoro di Roland Breugelmans, responsabile della struttura, uno dei segreti di un club che ha vinto tre titoli nella Jupiler League e quattro Coppe del Belgio tra il 1998 e il 2013. Individuare in anticipo i baby più promettenti: ecco il primo obiettivo del Genk, che si trova in testa al campionato (35 punti in 16 partite, dieci gol di Mbwana Samatta, classe 1992, centravanti, nato in Tanzania, e nove gol di Leandro Trossard, 23 anni, belga, ala sinistra) e si prepara a centrare la qualificazione ai sedicesimi di finale di Europa League. Merito anche di un centrocampista che ha dato forma alle idee del tecnico Philippe Clement: si chiama Ruslan Malinovskyi, è ucraino, ha 25 anni, mancino, playmaker oppure mezzala nel 4-2-1-3. 

I NUMERI – Dallo Shakhtar al Genk per il salto di qualità. Malinovskyi è sbarcato in Belgio all’inizio di gennaio del 2016 e sta costruendo la stagione della possibile consacrazione: sette gol e sei assist in quindici partite di campionato, tre reti in Europa League considerando i play-off. Geometrie, personalità, visione di gioco, lancio, tempi giusti in fase di inserimento, tiro da fuori, colpo di testa. E’ alto un metro e 81, pesa 79 chili, è nato a Zytomyr il 4 maggio del 1993. Tredici presenze e due gol in nazionale. Ha cominciato la carriera nel Polissya e nel 2005 è entrato nella scuola-calcio dello Shakhtar Donetsk. Ha matutato esperienza anche nel Sevastopol (20 gare e 2 gol) e nello Zorya Luhansk (44 gare e 7 reti). Con il Genk ha firmato un contratto fino al 2022 e ha avuto subito come allenatore Peter Maes: una scalata rallentata da un grave infortunio, dalla rottura del legamento crociato (2 maggio del 2016) che lo ha tenuto fuori per 245 giorni, fino al 2 gennaio del 2017. Solo un brutto ricordo, ormai.


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