Macchinisti, truccatori, scenografi, registi e fonici in sciopero per il contratto


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di Laura Aldorisio

Si spengono le luci e si fermano le riprese. Oggi va in scena lo sciopero. Sospesi rimangono i diritti dei lavoratori che rispondono al contratto nazionale delle troupe, fermo al palo dal 1999, salvo un adeguamento economico del 2004. Sospesi, allora, anche i set e le lavorazioni di The new Pope, Gomorra 4, Che Dio ci aiuti 5 e di un elenco articolato di titoli di fiction, film e spot pubblicitari. Perché? “Per protestare contro le costanti inadempienze contrattuali, i mancati pagamenti e versamenti dei contributi”, si legge nella nota congiunta che annuncia lo sciopero indetto unitariamente dai sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil.

Umberto Carretti, coordinatore nazionale Slc Cgil, conferma, inoltre, che non vengono rispettati gli orari di lavoro tanto che «ci sono set che superano le 18 ore di riprese», contrariamente alla legge 66/03 che recepisce la direttiva europea degli orari. I riposi così non sono garantiti, elemento grave considerando che il 60% della troupe opera prima e dopo che vengano girate le scene. E non si tratta di casi isolati.

Macchinisti, elettricisti, truccatori, scenografi, personale del sonoro, fonici, microfonisti, registi e aiuto registi. Questi sono i lavoratori che scendono in piazza, ma che già da due anni collaborano attivamente perché vengano riconosciuti i loro diritti. È stata costruita dagli operatori della categoria nel 2016 una piattaforma che intende promuovere la posizione di delegati di tutti i reparti. Approvata dall’assemblea dei lavoratori il 4 ottobre del 2017, esprime obiettivi chiari per un’organizzazione del lavoro adeguata. È uno strumento che evidenzia le criticità e propone soluzioni.

«Abbiamo cercato di collaborare con la parte datoriale a una struttura contrattuale che sia di sostegno al rilancio del settore con l’assicurazione delle tutele e della dignità del lavoro. Vogliamo favorire trasparenza e legalità», dice Carretti. Ma dall’altra parte del tavolo le sigle sindacali si sono viste ripresentare un protocollo del 2015 già bocciato dai lavoratori. E la partita è stata chiusa.

E, precisa Carretti, «non chiediamo semplicemente un adeguamento salariale, ma di qualificare il prodotto cinematografico, di formare i lavoratori e una nuova spinta al sistema industriale». I sindacati riconoscono di aver raggiunto in passato ottimi risultati insieme alle associazioni datoriali con il fine di recuperare la qualità dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana. «Ma assieme agli investimenti raggiunti e ottenuti non è cresciuta una platea di produttori che abbiano coltivato un’eccellenza con tutto quello che ne consegue. Si pensi solo che il materiale tecnico non è rinnovato da anni. Anche i numeri dimostrano la crisi: l’investimento sul prodotto è sceso in un anno da 1,8 milioni di euro a 1,4 milioni di euro».

Non è un segreto nemmeno che il botteghino italiano, tranne rare eccezioni, sia affaticato. Eppure la produzione è notevole: il 40% del venduto nelle sale è italiano con una media di 200 prodotti all’anno. Cifre che restituiscono una dimensione al fenomeno di cui si discute in queste ore.

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Le categorie dello spettacolo, nessuna esclusa, sono in agitazione: anche gli attori hanno scioperato qualche settimana fa sempre per la mancanza di tutele contrattuali. Un’assenza che sperimentano sulla loro pelle anche figure professionali come gli stunt-man per i quali non sono nemmeno state aperte le trattative. La controparte li considera lavoratori autonomi, senza tenere conto «della sicurezza sul set che deve essere garantita come un diritto imprescindibile e, quindi, da tutelare», chiude Carretti.

La notizia dello sciopero, intanto, ha avuto il merito di suscitare reazioni ufficiose e un’apertura al confronto, ma nulla di ufficiale ancora. Al termine della manifestazione si terrà l’assemblea generale aperta a tutti i lavoratori del settore presso gli Studios di via Tiburtina per decidere come proseguire le iniziative.


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