L’Unione europea che ci serve (e non usiamo)


La matematica Cathy O’Neill ama dire che gli algoritmi sono opinioni espresse sotto forma di numeri. E questo ha una conseguenza di non poco conto se pensiamo che nel nostro ecosistema sempre pi digitale l’intelligenza artificiale (AI) sta assumendo un’importanza crescente. I programmi su cui si basa l’AI sono scritti da esseri umani con tutti i loro difetti e la connaturata poca oggettivit. per questo che l’Europa si preoccupata di indicare sette principi ai quali l’industria si deve uniformare per creare affidabili software di intelligenza artificiale. Una notizia alla quale si prestata poca attenzione. Ma che, al di l dell’oggetto delle linee guida, ci dice quanto l’Unione europea sia fondamentale per regolare i rapporti tra consumatori e aziende. Oltre a garantire una competizione corretta tra le imprese. Si tende a sottovalutare il ruolo dell’Ue in questo campo.

Se non ci fosse l’Europa a sancire alcuni principi, noi ci troveremmo a importare dagli Stati Uniti polli lavati al cloro o chiss quali altri prodotti senza controlli. In quella sorta di tiro al piccione verso Bruxelles nella quale tutte le forze politiche sono impegnate da anni, si tende a mettere tutto assieme, il buono e il cattivo dell’Europa. Da cittadini dovremo essere pi attivi nel chiedere ai partiti che si apprestano a una campagna elettorale che porter alla formazione del nuovo Parlamento europeo, una maggiore chiarezza su quello che hanno intenzione di cambiare o mantenere dell’Unione. Paradossalmente gi un passo avanti. Il timore lo scorso anno era che la campagna elettorale potesse essere addirittura sullo stare dentro o fuori da euro e Ue. Ma la Brexit e i danni da essa creati hanno forse portato consiglio. Anche se non depongono a favore di una politica che appare quanto mai superficiale e attenta al troppo facile consenso.


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