Luiz Felipe rinuncia all’Italia Under 21: «Parto come azzurro, torno brasiliano»


Colpo di scena: «Parto per il ritiro azzurro come italiano; ci arrivo che ho dei dubbi; rinuncio e me ne torno a casa da brasiliano». È quanto è successo domenica sera – in poche ore – al difensore laziale Luiz Felipe (classe 1997) che, convocato in Nazionale Under 21 dal c.t. Gigi Di Biagio, ha raggiunto la sede del ritiro degli Azzurrini nella capitale ma «…ha subito manifestato uno stato d’animo legato alla doppia nazionalità italiana e brasiliana che non gli avrebbe consentito di partecipare con serenità alle prossime sue gare amichevoli con Austria e Croazia». Lo ha reso noto – in questi esatti termini – l’ufficio stampa della Figc. Messo al corrente della situazione il tecnico federale Di Biagio ha quindi deciso di depennare il calciatore dall’elenco dei convocati e farlo rientrare nel proprio club. Quella Lazio nella cui fila, giusto qualche oretta prima, aveva giocato bene (segnando anche due gol) contribuendo in modo spettacolare alla netta vittoria (4-1) sul Parma.

Ma non è finita: subito dopo il centrale – naturalizzato italiano quest’anno – ha pubblicato una nota su Instagram per spiegare le ragioni della scelta: «Ringrazio la Federazione Italiana Giuoco Calcio per le attenzioni che mi ha riservato nell’ultimo periodo, ma dopo una lunga riflessione necessaria per una scelta così delicata, pur essendo lusingato di poter indossare la prestigiosa maglia della Nazionale Italiana, ho deciso di competere per la casacca della Seleçao. Un sentito ringraziamento va all’allenatore Luigi Di Biagio che con pazienza e sensibilità mi ha supportato in un momento così complicato della mia carriera. Il calcio è soprattutto una questione di cuore e sentimento e sono sicuro che la mia scelta verrà compresa». Un caso non raro quello della scelta di una nazionalità (e una Nazionale) in luogo di un’altra; ma praticamente unico se si considera «l’infelice» tempistica. Una dinamica che potrebbe lasciar intendere ai più sospettosi come, nel frattempo, sia intervenuta una chiamata a deviare le aspettative del giocatore che – ci si intenda – se non si sente italiano, è giusto che giochi con la Seleçao. Auguri, vista la concorrenza…

D’altra parte la storia degli oriundi – o aspiranti tali – in Azzurro è lunga. Più una «via Crucis» che una sfilata sui Fori Imperiali. Solo pochi in Nazionale da veri trionfatori come, nel lontano 1934, il Mundial Raimundo «Mumo» Orsi; altri meno dotati come l’altro Campione del Mondo (nel 2006) Camoranesi ma decisamente disposti al sacrificio; e altri ancora di infinito talento (ma a corto di motivazioni) come Angelillo, Sivori e Altafini. «Grazie» ai quali l’Italia non si qualificò per i mondiali del 1958. «Il sole e la luna» calcistici, insomma; senza dimenticare il più recente (di significativa militanza): Thiago Motta. Ma come non citare il protagonista di un’infinita telenovela? Amauri Carvalho de Oliveira (classe 1980), juventino e fra il 2008 e il 2010 in attesa della cittadinanza italiana, fu a lungo corteggiato per vestire – da centravanti lento, macchinoso e poco avvezzo al gol quale era – la maglia azzurra durante l’infelice Lippi-Bis. Dopo una «tiritera» di una ventina di mesi Amauri fu finalmente un calciatore italiano convocabile. E si disse disposto a vestire l’azzurro… Dopo essersi detto pronto a un’eventuale convocazione pure nella Seleçao. Quindi scelse noi ma troppo tardi: il suo scarso rendimento – più ancora che quelle confuse intenzioni – gli troncarono la carriera in Azzurro, dopo una sola presenza in una dimenticabile amichevole contro la Costa d’Avorio.

18 marzo 2019 (modifica il 18 marzo 2019 | 15:39)

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