L’Ue boccia la manovra, che cosa succede? Dalla multa al piano shock sul debito


Tutto dipender dalla trattativa, sempre che ci sia margine. Sulla carta, tuttavia, la procedura di infrazione per deficit eccessivo, anche se sotto accusa c’ l’andamento del debito, pu avere un costo molto alto per il nostro paese. Come minimo si rischia l’imposizione per qualche anno di una serie di manovre correttive per ridurre l’indebitamento, a colpi di 8-10 miliardi di euro l’anno, se non di un deposito di 3,5 miliardi a garanzia degli obiettivi. Peggio ancora, potrebbe esserci chiesto un piano shock di riduzione del debito pubblico, con un taglio difficile da immaginare, ma che teoricamente potrebbe arrivare a 65 miliardi di euro l’anno. Ci sarebbe, naturalmente, un monitoraggio strettissimo della finanza pubblica. E se il governo non dovesse adeguarsi alle nuove indicazioni che potrebbero arrivare dall’Ecofin scatterebbe la soluzione finale, l’acquisizione delle somme depositate (fino allo 0,5% del pil), il blocco degli impegni e poi del versamento dei fondi europei, una decina di miliardi l’anno.

Procedura a gennaio

La Commissione ora proporr ai ministri delle Finanze, il Consiglio Ecofin, di adottare una decisione sull’esistenza di un deficit eccessivo e una raccomandazione sul percorso di rientro della finanza pubblica italiana. La proposta potrebbe arrivare sul tavolo dell’Ecofin gi il 3-4 dicembre. Se approvata, la Commissione aprirebbe formalmente la procedura ai sensi dell’articolo 16.3 del Trattato, decisione attesa entro fine anno, come ha lasciato intendere il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, o al pi tardi il 22 gennaio.

Congelati 3,5 miliardi

Entro venti giorni dall’apertura della procedura la Commissione pu proporre al Comsiglio Ecofin di imporre all’Italia il deposito su un conto fruttifero dello 0,2% del pil (3,53 miliardi nel 2018), ed il Consiglio avrebbe dieci giorni per decidere.

Manovra da 9 miliardi

A quel punto potrebbero essere concessi tre o sei mesi al governo italiano per prendere le misure necessarie per raggiungere i nuovi obiettivi. Nel primo caso il governo dovrebbe provvedere entro la fine di aprile, a ridosso delle elezioni europee, nel secondo entro luglio. Con la procedura, una raccomandazione stabilirebbe gli obiettivi di deficit cui l’Italia dovrebbe attenersi, quantificherebbe le misure necessarie e fisserebbe i tempi per raggiungerli e tornare nel rispetto delle regole. Scatterebbe dunque l’obbligo, che vale per tutti e a maggior ragione per un paese in infrazione, di ridurre il deficit strutturale dello 0,6%, circa 9 miliardi di euro all’anno.

Il taglio del debito

Il vero problema e causa della procedura, tuttavia, il debito e la Ue potrebbe imporci una riduzione molto accelerata. Un taglio della parte eccedente il 60% del prodotto interno lordo di un ventesimo all’anno. Per l’Italia, che ha un debito del 130% del pil, significherebbe una sforbiciata teorica di 3,5 punti di pil, 63,7 miliardi di euro l’anno.

Possibili sanzioni

I conti pubblici sarebbero in ogni caso sotto il monitoraggio pi stretto della Commissione, che potrebbe chiedere al governo un rapporto dettagliato ogni sei mesi. In ogni momento della procedura, inoltre, l’esecutivo comunitario ha il potere di proporre nuove raccomandazioni, anche per rimodulare i tempi di raggiungimento degli obiettivi. Dalla procedura si uscirebbe quando la riduzione del debito avesse raggiungo un passo “soddisfacente”. Quanto meno qualche anno.

21 novembre 2018 (modifica il 21 novembre 2018 | 20:41)

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